Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La deportazione del popolo afghano.

di Lorenzo Peluso.

Senza sosta, nel silenzio della comunità internazionale, prosegue la deportazione di migliaia di afghani dal Pakistan e dall’Iran verso la patria abbandonata da decenni. Privi di documenti e cacciati via dal Pakistan e dall’Iran, dal primo gennaio dello scorso anno sono oltre 762.000 gli afghani costretti a fare ritorno a casa. Migliaia di persone che per anni hanno vissuto al di fuori dell’Afghanistan ed ora si ritrovano a dover cominciare una vita in un Paese che non gli appartiene più. La situazione è drammatica lungo i valichi di confine con il Pakistan. Dallo scorso primo gennaio si contano almeno 12.149 afghani che hanno varcato il confine. Ma si stima che almeno 1 milione di afgani, tutti senza documenti, rimangono ancora in Pakistan pronti a ritornare in patria. I valichi di frontiera di Torkham e Spin Boldak sono stati presi d’assalto. Presso il Centro di transito in Kandahar, l’OIM, un’organizzazione umanitaria non governativa, ha iniziato a fornire sovvenzioni in denaro per agevolare almeno il trasferimento dei profughi afghani nei loro luoghi di origine. In realtà si deve parlare di vera e propria deportazione. Centinaia di nuclei familiari vengono spinti dall’Iran attraverso Milak nella provincia di Nimroz verso l’Afghanistan. La situazione si sta facendo insostenibile per questioni umanitarie anche ad Herat, anche questo centro di transito dei profughi provenienti dall’Iran. Diverse le criticità medico-sanitarie con la mancanza di farmaci e di beni di prima necessità. Un’emergenza questa che sta provando a gestire in solitudine il governo afghano che teme, e non ha torto a farlo, una rigenerazione del fondamentalismo talebano che in questi disperati può trovare nuove leve e terreno fertile per un proselitismo antioccidentale.