Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La crisi economica vista dai giovani.

di Maria Antonietta Aquino

Ecco il punto di vista ed un’analisi della situazione di crisi economica, da parte di una giovane laureata in economia!
Sono ormai tre anni che i "luminari" dell’economia globale ci predicano una ripresa dietro l’angolo, ma sono puntualmente smentiti dai dati dell’economia reale. All’interno di questo scenario sconcertante tutti si lamentano richiedendo riforme per uscire dalla crisi. Tutti piangono la crisi ma il problema è rimasto fino ad ora irrisolto, confermato dal trend economico negativo. Né il Governo, né le alte istituzioni, nazionali, europee o globali hanno prodotto soluzioni capaci di convertire questo flusso che sta portando alla deriva l’intera società italiana. I bassi salari e la sfiducia stanno facendo calare a picco i consumi costringendo molti imprenditori e commercianti ad aumentare i prezzi per mantenere i loro profitti e, molte volte, per non chiudere le proprie aziende. In queste condizioni, lo Stato riceve, in proporzione, meno entrate fiscali dagli scambi commerciali e va alla ricerca di nuovi tagli alla spesa pubblica. Per uscire dalla crisi, vanno prima individuate le cose che, a livello socio economico, non vanno fatte. Non si può pretendere, ad esempio, di detassare le fasce di popolazione più ricche e allo stesso tempo avere i conti pubblici a posto. Promettere di tagliare le tasse senza pensare al debito pubblico italiano che è il più alto in Europa significa garantire al nostro Paese il collasso economico.  Invece, Confindustria dice che sarebbe più giusto se il Fisco tagliasse l’Irap, la tassa sulle aziende, invece dell’Irpef; potrebbe essere senz’altro una scelta condivisibile soprattutto per le piccole imprese nonchè positiva anche per l’occupazione. Ma se si chiede a Confindustria di partecipare al risanamento del debito pubblico applicando una tassa sui patrimoni più alti, allora non si trovano più d’accordo. Poi ci sono le varie associazioni degli imprenditori che affermano che deve essere dato loro un contributo al risanamento, ma in realtà, sono più di trenta anni che si stanziano patrimoni pubblici a grandi e medi gruppi aziendali sotto forma di detassazione o aiuti diretti eppure la percentuale di occupati in queste imprese è vertiginosamente calato: non ci potranno sicuramente dire che hanno utilizzato gli aiuti di Stato per distribuire ricchezza! In questa situazione di forte crisi economica, facendo un’equa scala di valori  i più ricchi ed i super ricchi dovrebbero contribuire in maniera proporzionale alla loro ricchezza altrimenti la loro irrazionale avidità si ripercuoterà su tutto il tessuto sociale impedendo alle classi medie e meno abbiente di poter riprendersi, accollandosi tutto il fardello del debito. In poche parole ormai si vive di chiacchiere e poca concretezza è tutto a discapito della parte della popolazione più“debole”, e di fronte a tutto questo una giovane ragazza, come me, si sente demoralizzata ma, nello stesso tempo, ha voglia di dire basta a tutto questo, con l’augurio che questo status deve assolutamente cambiare!