Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La Commissione Europea dovrà spiegare perché boccia la manovra italiana.

di Lorenzo Peluso.

“Credo che la Commissione Europea debba spiegare perché boccia una manovra, perché ha chiesto di fare un altro bilancio”, dice il ministro Giovanni Tria. La manovra verrà rivista? “Per ora non ci sono dei motivi – risponde – perchè pensiamo che la manovra sia corretta. E’ corretta perché il contesto economico è cambiato da giugno a oggi. Credo che un Governo si deve muovere seriamente nel contesto in cui opera: mi fa pensare che dobbiamo avere questo tipo di manovra espansiva”.

“La lettera di ieri dell’Ue mi ha lasciato in alcuni punti sorpreso e perplesso per alcune valutazioni superficiali”, dice. “Forse è stata scritta un po’ di fretta”; “Vengono criticati negativamente punti che nella manovra non ci sono, forse li hanno letti sui giornali”. “Sulla manovra non c’è un piano B” “Non c’è nessun piano B”, “monitoreremo ciò che accade” e “sarà sempre una analisi razionale della situazione economica su cui decidere cosa fare, continua il ministro. Ma “attualmente non ci sono elementi nuovi”. E ribadisce: “Siamo pronti a muoverci di conseguenza dopo aver effettuato una analisi del contesto economico. Per ora siamo in una situazione in cui riteniamo che il nostro piano sia veramente corretto”.

Lo spread a 320 è una febbre a 40, insostenibile a lungo, o a 37 che si può gestire? “Non è 40, ma neppure 37. E’ un livello che non possiamo considerare di mantenere troppo a lungo”, risponde Tria, sottolineando che “non ci sono motivi fondamentali” che giustifichino questi livelli: “I fondamentali dell’Italia sono solidi”. Il problema “é l’incertezza politica su dove il Governo vuole andare a finire”. Come sull’euro che, ribadisce, nessuno mette in discussione. “Ci vogliono quasi sette anni perché gli effetti si trasmettano su tutto lo stock” Quanto all’impatto dell’aumento dello spread sul costo del debito pubblico “ci vogliono quasi sette anni perché si trasmetta su tutto lo stock”, dice il ministro. “E’ chiaro- aggiunge- che pone un problema al sistema bancario, alle banche più deboli”. Si potrebbe porre un problema di ricapitalizzazione delle banche? Per affrontare eventuali difficoltà “si può fare in vario modo”, e “il sistema bancario italiano è più solido”, afferma. “Non è che non voglio rispondere”, aggiunge, perché nelle parole serve attenzione ai messaggi che possono arrivare ai mercati e non creare “aspettative”. “Il problema- continua- è come si interviene per dare il segnale ai mercati che siamo persone serie e che non vogliamo scassare nessun conto”. Tria ricorda quindi “quando Renzi ha annunciato” la misura sugli 80 “e non è successo tutto questo”, non c’è stata questa reazione dei mercati, sottolinea. C’è ora, invece, “un problema specifico legato a questo alzare i toni sulla Commissione. Io ho detto che bisogna abbassare i toni, sia in Italia sia da parte di altri. Ho scritto cose critiche- spiega- ma sempre dicendo che bisogna salvare l’euro. Bisogna ritrovare le ragioni dello stare insieme”. “Anche se non convinco l’Ue non si esce dall’Europa” Nel confronto che si apre sulla manovra, aggiunge, “cercherò di convincere con delle argomentazioni, ma anche se non li convinco non si esce all’Ue o dall’eurozona”, anche “perchè ci sono delle procedure” sulle divergenze da comporre”. Il ministro rileva poi i “toni anche da campagna elettorale” che, dice, “sono tali da gonfiare queste divergenze, da far pensare che questo deficit al 2,4% metta in discussione tutta la finanza pubblica europea”. E a chi in Europa ha premesso di non voler pagare i debiti dell’Italia ricorda: “L’Italia ha speso 60 miliardi per aiutare Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda, e ha fatto bene”. Ma inquesto caso “l’Italia non ha chiesto un euro di aiuto, non lo sta chiedendo e non lo chiederà”.