Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

La Cina, è un altro mondo.

di Lorenzo Peluso.

La Cina è probabilmente un insieme di contraddizioni, ma certamente ha di suo senso delle cose, insomma in Cina se sbagli, paghi. La storia di Sun Zhengcai, un tempo considerato come il possibile delfino di Xi Jinping, è l’esempio concreto di come la Cina mantiene saldo il senso del potere, racchiuso in poche mani, con la parvenza di un rispetto di regole certe, ma spesso controllate e gestite dal potere centrale. Sun Zhengcai è stato condannato ieri all’ergastolo. E’ l’ennesima testa caduta nella dura campagna anticorruzione voluta dal presidente cinese. Sun è stato riconosciuto colpevole di aver accettato delle tangenti per un totale di oltre 170 milioni di yuan (22 milioni di euro), ha sentenziato il tribunale intermedio numero uno della città di Tianjin, in Cina settentrionale. La sentenza, ha sottolineato la corte, è “clemente” perché l’accusato ha collaborato all’inchiesta. Ergastolo, ma sentenza clemente. Una differenza abbissale di interpretazione della clemenza, rispetto ai canoni sociali e culturali di un paese come il nostro.  L’ex membro del Politburo del Partito comunista cinese è il più alto esponente cinese che sia caduto nella rete della campagna di Xi, dopo Bo Xilai, condannato nel 2013 anche lui all’ergastolo. La corte ha anche disposto la confisca dei beni e la restituzione dei guadagni illegali. Sun si era dichiarato colpevole nel suo processo e aveva “espresso il pentimento”. Altro mondo la Cina, questo è chiaro. Da noi, in Italia invece è tutt’altra musica. Qualche esempio? Bene, allora ricordiamo che sugli scranni di Montecitorio e su quelli di Palazzo Madama hanno sieduto e siedono personaggi quali:  Silvio Berlusconi, 2 amnistie (falsa testimonianza P2, falso in bilancio Macherio); 2 assoluzioni per depenalizzazione del reato (falso in bilancio All Iberian, Sme-Ariosto); 8 archiviazioni (6 per mafia e riciclaggio, 2 per concorso in strage); 6 prescrizioni; 3 processi in corso (frode fiscale Mediaset, corruzione in atti giudiziari Mills, frode fiscale e appropriazione indebita Mediatrade). In parlamento anche tale Umberto Bossi, condanne per finanziamento illecito, istigazione a delinquere, vilipendio della bandiera; oppure tale Roberto Calderoli,  indagato per ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale prescritto, indagato per associazione antinazionale reato poi dichiarato incostituzionale. In parlamento anche tale Lorenzo Cesa, condannato in primo grado per corruzione aggravata, condanna annullata in appello per incompatibilità del GIP, indagato per truffa e associazione a delinquere; meglio ancora Fabrizio Cicchitto, il suo nome compare nelle liste della loggia massonica P2: fascicolo 945, numero di tessera 2232, data di iniziazione 12 dicembre 1980. All’epoca della scoperta degli elenchi Cicchitto era deputato e membro della direzione del Psi. è uno dei pochi ad aver ammesso di aver sottoscritto la domanda di adesione. A Roma, da anni anche Massimo D’Alema, finanziamento illecito accertato, prescritto. magari è opportuno ricordare il Senatore Marcello Dell’Utri, condannato per false fatture e frode fiscale, condannato in appello per tentata estorsione mafiosa, condannato in secondo grado a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Senza dimenticare Vincenzo De Luca che nel dicembre 2008 con altri 46 imputati, viene rinviato a giudizio per truffa ai danni dello stato e falso in relazione alla vicenda relativa alla delocalizzazione delle Manifatture Cotoniere Meridionali. Nell’aprile 2009 il rinvio viene confermato per De Luca ad altri 13 imputati. Nel luglio 2010 viene condannato in primo grado dalla Corte dei Conti (sezione giurisdizionale di Napoli), insieme all’ex-sindaco De Biase ad alcuni dirigenti comunali, per questioni inerenti gli stipendi dei dirigenti del Comune di Salerno. Viene condannato a pagare 23 mila euro . Il 6 luglio 2010 la Corte dei Conti di Salerno dichiara la prescrizione nei confronti di De Luca e degli altri imputati del processo per lo sversamento di rifiuti, nel 2001, nel sito di Ostaglio, non ancora completato. O magari il rampante raffaele Fitto, rinvio a giudizio per concorso in corruzione, falso e finanziamento illecito. Poi lui, il mitico Gianni Letta, nel 1993 era stato indagato per corruzione dalla procura di Roma che ne aveva chiesto addirittura l’arresto. L’inchiesta era stata poi archiviata, ma con motivazioni non proprio esaltanti per Letta. Un altra inchiesta era stata scippata, negli anni Ottanta, alla procura di Milano dal porto delle nebbie romano: quella di Gherardo Colombo sui fondi neri dell’Iri, nella quale l’allora direttore del “Tempo” Gianni Letta aveva ammesso, nel dicembre 1984, di aver ricevuto 1 miliardo e mezzo di lire in nero dall’ente statale per ripianare i buchi del suo disastrato giornale. Un giornale che, scrissero Scalfari e Turani in “Razza padrona”, era “in vendita ogni giorno, e non solamente in edicola”. O magari Paolo Romani, venen  indagato per bancarotta fraudolenta e false fatture. L’udienza preliminale termina però con un pieno proscioglimento: per Romani niente bancarotta. Il suo nome è anche nell’elenco dei politici che ricevono generosi finanziamenti dalla Banca popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani. In effetti Romani ha bisogno di soldi: sta pagando circa 400 mila euro come risarcimento al curatore fallimentare di Lombardia 7. Potremmo continuare, e per molto anche. Ma la Cina, è un altro mondo, questo è certo.