Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

L’ immeritata follia della modernità

Eduardo Sineterra

Gott ist tot “Dio è morto” sentenziava Nietzsche dapprima nella Gaia Scienza, poi nella su opera più celebre Cosi parlò Zarathustra; nuove tecnologie, substrato del positivismo, unite ad innovazioni scientifiche, da esso derivanti, hanno contribuito alla distruzione ed alla deistituzionalizzazinne de facto di quell’intero apparato di ideologie e di valori che per molti secoli seguitarono la civiltà dell’ Occidente. Materialismo e liberalismo hanno sovvertito i codici della morale e l’ordine degli ideali proclamando una nuova demagogia democratica relegata nel pluriverso delle rappresentazioni delle immagini tanto care all’odierna società dello spettacolo.
“Dio è morto e noi l’abbiamo ucciso” prosegue Nietzsche e d’ora in avanti, nessun nuovo disegno, dapprima tinteggiato dal divino, potrà gettare nuove basi per guidare l’uomo attraverso gli annosi sforzi di riformare l’ordine cosmico.
Ma se il discorso circa la riflessione nietzschiana è stato largamente diffuso ed oltremodo frainteso (solo la storia ne conosce le smisurate mistificazioni!), l’esperienza nichilista propugnata dal filosofo, intesa sia come la cessazione di idealismi ed ideologie sia come la perdita dell’oggettivo nella realtà, non ha mai versato in degenerazioni pessimistiche o iperinterpretazioni superomistiche come quelle caldeggiate dai simpatizzanti della razza; bensì s’è diretta verso un atteggiamento più che vantaggioso finanche produttivo per l’uomo medesimo. Ovvero: con la negazione di Dio e del suo regno egli potrà finalmente iniziare a dar valore al proprio mondo, quello dell’aldiquà; grazie alle sue infinite e mai esauribili doti, in seno alla creatività e rifuggendo dalla gabbia della storia, forgerà dunque il proprio regno plasmandolo da ultimo attraverso le proprie volontà.
Solo ora, in questo nostro tempo fatto di smarrimenti e di falsi miti, le parole del folle filosofo vengono restituite ai suoi atavici intenti; perché non poter credere che “Ora noi siamo Dio”?