Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Kosovo e Serbia ai ferri corti. Ora il rischio di una nuova guerra è concreto.

di Lorenzo Peluso

La questione kosovara dimenticata dall’Europa. Intanto nel cuore dei Balcani sale la tensione tra Belgrado e Pristina dopo i recenti scontri verificatisi nel Kosovo settentrionale. Dura reazione del presidente serbo che ha messo in allerta tutte le unità delle forze armate quale risposta all’operazione anti-crimine condotta nelle quattro enclave serbe settentrionali da parte delle forze speciali della polizia kosovara che ha dato origine ad uno scontro a fuoco. Nello scontro un poliziotto kosovaro è rimasto ferito e ricoverato in ospedale, non è in pericolo di vita, due serbi feriti nella comune di Zubin Potok dove, secondo i media, l’incidente è scoppiato quando la polizia ha iniziato attraversare barricate erette dagli abitanti. Gli arrestati durante l’operazione sono accusati di “contrabbando” e collegamenti con “criminalità organizzata”, il loro numero esatto è sconosciuto. Sono stati arrestati anche quattro doganieri, secondo la loro amministrazione. La forza internazionale NATO (KFOR) ha dato conferma che si è trattato solo “di un’operazione di polizia” a seguito di “mandati di arresto emessi da un tribunale di Pristina in relazione a un indagine sulla corruzione”. Ma la reazione serba si riscontra nelle parole del  presidente serbo Aleksandar Vucic che al Consiglio di sicurezza serbo ha annunciato come il suo paese è pronto ad agire se ROSU non si ritira le forze di polizia dalle enclave.  Lo stesso  presidente serbo ha inoltre dichiarato al Parlamento che 23 persone di nazionalità serba e bosniaca sono state arrestate a Pristina. la questione kosovara, nel silenzio dell’Europa rimane aperta. Il Kosovo è un paese riconosciuto da circa 110 paesi, inclusa la maggior parte delle nazioni occidentali. Ma la Russia e la Cina in particolare si oppongono al definitivo riconoscimento da parte delle Nazioni Unite. Ex provincia serba, il Kosovo ha proclamato unilateralmente la sua indipendenza nel 2008, che non è riconosciuta da Belgrado. Attualmente sono in 120.000 i serbi che vivono ancora in Kosovo, soprattutto nel nord e in una dozzina di enclavi. La preoccupazione arriva anche dalla solita intromissione della Russia.   “Riteniamo che l’intrusione nella mattinata del 28 maggio delle forze speciali kosovare e albanesi nei comuni abitati dai serbi […] sia una nuova provocazione organizzata da Pristina con lo scopo di intimidire la popolazione non albanese, per cacciarla e prendere il controllo di queste aree ” ha riferito Maria Zakharova, portavoce della diplomazia russa. Secondo la Russia infatti l’operazione, attivata il giorno dopo l’intervento del presidente serbo Aleksandar Vucic nell’Assemblea nazionale del suo paese sulla questione del Kosovo, “non è stata scelta a caso”. Ulteriore tensione è stata determinata dall’arresto della polizia del Kosovo di un membro russo della missione ONU. Tra gli arrestati infatti vi sarebbe anche il cittadino russo Mikhail Krasnoshchekov, membro dell’UNMIK [Missione di amministrazione ad interim delle Nazioni Unite in Kosovo]. “Siamo indignati per la provocazione delle autorità di Pristina contro il cittadino russo, membro dello staff dell’UNMIK Mikhail Krasnoshchekov. Chiediamo di rilasciare immediatamente il nostro cittadino e consegnare alla giustizia tutti i responsabili di questo incidente” ha affermato l’ambasciatore russo Alexander Tchepourin.