Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Italiani
. brava gente. Ancora un capitolo ..

di Maddalena Robustelli

Le tre giornate dei rom trascorse, durante il periodo pasquale, all’interno della Basilica di San Paolo a Roma, indubbiamente segnano una tappa rilevante nel cammino per garantire alle popolazioni nomadi le condizioni minime di sopravvivenza all’interno delle nostre città.
 
Tutto era iniziato il primo aprile scorso e si era protratto fino a Pasqua con 37 sgombri di comunità rom, senza alternative, se non le proposte di dividere le famiglie, con uomini da una parte e donne e bambini dall’altra, oppure di pagare 500 euro a nucleo familiare per consentire il rientro nei paesi d’origine (c.d. rientro assistito). Le ruspe hanno abbattuto le baracche di legno, plastica e pezzi di eternit di modo che i loro abitanti sono scappati via ,trascinandosi per le strade con i pochi beni infilati in carrelli e carrozzine sgangherate. E’ così che sono giunti alla Basilica di San Paolo 60 rom, tra cui 10 bambini, provenienti dal campo ex Miralanza, distrutto il 18 aprile, e nel luogo sacro hanno trovato una provvisoria sistemazione con il consenso della curia . Di lì hanno incominciato a lanciare il loro grido d’aiuto, perchè non volevano che i loro nuclei familiari fossero smembrati e Don Giovanni Franzoni li ha rincuorati nelle loro legittime richieste e gli è stato affianco, come pure tanti altri esponenti del clero, di associazioni di volontariato e semplici cittadini. E’ successo che, mentre l’amministrazione capitolina e le altre istituzioni inveivano, pretendendo che i rom che uscivano dalla chiesa per fare la spesa non potessero più farvi rientro, altre persone li aiutavano, approvvigionandoli dei beni di prima necessità. I giorni che hanno portato alla Pasqua si sono rivelati frenetici e caotici, perché con lo sgombero del 22 aprile ai rom già presenti in basilica se ne sono aggiunti altri provenienti dal quartiere della Tiburtina. La chiesa traboccava di rifugiati, i bambini scorazzavano per i giardini, mentre le persone che dovevano battezzare i propri figli rifiutavano la celebrazione del sacramento. Ed è a questo punto che l’abbazia ha deciso di proteggere i nomadi, impedendo alle forze dell’ordine di entrarvi,   in questa scelta suffragata dalla presa di posizione, netta e senza infingimenti, della Comunità di Sant’Egidio, che aveva accusato il Comune di “essere fuori dalla realtà, perché le normative europee prevedono che qualsiasi sgombero debba essere accompagnato dalla ricerca di soluzioni alternative insieme alle persone interessate”. A rendere più concreta la solidarietà approntata dall’istituzione ecclesiastica sono state le decine di cittadini romani, credenti e non, le associazioni (Comunità di San Paolo,, Arci Roma, rete Spm, Stalker, centro sociale La Strada, Popica onlus, associazione Buon Diritto, la Caritas, Arpstetto, il Municipio XI), che hanno deciso di trascorrere insieme ai rom la notte di Pasqua, all’interno della basilica. Questa mobilitazione popolare ha conseguito il risultato che il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha deciso di annullare lo sgombero previsto per il 26 aprile di un altro campo nomadi, posticipando a dopo la beatificazione di Papa Wojtyla la soluzione del “problema rom”, amplificato di media nazionali e locali (per la maggior parte schierati dalla parte dei nomadi), aspramente critici delle soluzioni predisposte dal Comune. Dopo il primo maggio sarà, quindi, necessario chiudere l’esperienza delle “retate spettacolari” e dei “rimpatri assistiti”, per ripristinare una normativa che consenta di istituire un percorso idoneo al superamento ed alla chiusura dei campi nomadi in tempi certi e nel rispetto delle leggi comunitarie. Non sappiamo se alla fine la democrazia trionferà, possiamo solo dire che quanti, da singoli o da associazioni, hanno fatto sentire ai rom la loro solidarietà forte e concreta, indubbiamente si sono schierati contro questo “razzismo istituzionale”, facendo emergere dal più profondo di sé stessi quel “restare umani”, che tanto aveva marcato di sé il compianto Vittorio Arrigoni. Non per niente il Coordinamento “Tre Giornate Rom a San Paolo”, composto da varie associazioni, partiti e tutti i cittadini/e che sono passati per sostenere le lotte dei nomadi, ha dedicato la vittoria di questa Roma solidale al pacifista italiano ucciso a Gaza, gridando a viva voce “RESTIAMO UMANI”.