Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Iran – Le minacce agli Usa danno forza al moderato Rohani

redazione

Teheran – Obiettivo da mesi di attacchi degli ultraconservatori, il presidente iraniano Hassan Rohani sembra aver improvvisamente ottenuto il loro sostegno; e questo una settimana dopo che il presidente ha fatto un appello all’unità nazionale di fronte alle difficoltà che sta affrontando nel suo paese. Ma soprattutto dopo il rischio del Paese di vedere azzerato il suo export petrolifero a seguito della decisione dell’Arabia Saudita, pressata da Washington, di aumentare la propria già consistente esportazio0ne di greggio a scapito proprio di quella iraniana. Emblematica del cambio di atmosfera, è una lettera aperta di elogio a Rohani inviata ieri dal potente generale Ghasem Soleimani, che comanda la filiale responsabile delle operazioni all’estero delle Guardie Rivoluzionarie (l’esercito ideologico della Repubblica Islamica). In questa missiva pubblicata dall’agenzia stampa Fars, Soleimani scrive di “baciare la mano” del presidente al quale esprime gratitudine per le sue recenti osservazioni “sagge e appropriate” su Israele e sulle minacce americane contro l’export di petrolio iraniano. Nelle sue ultime dichiarazioni, Rohani ha detto che l’Iran “considera il regime sionista (Israele) un regime illegittimo” e ha messo in dubbio la capacità degli Stati Uniti di vietare a Teheran di esportare il suo petrolio. Il presidente ha quindi intrapreso un viaggio in Svizzera e Austria per chiedere agli europei garanzie economiche per poter continuare a rispettare l’accordo nucleare del 2015 dopo il ritiro degli Stati Uniti da questo patto a maggio. Le tue “osservazioni (…) sono motivo di orgoglio”, ha scritto il Generale Soleimani. In Iran, le osservazioni di Rohani sono state interpretate in occidente come una minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz, che controlla l’ingresso nel Golfo Persico dove passa circa il 30% del petrolio mondiale. Oggi, la stampa ufficiale ha dato grande risalto alla lettera di Soleimani. “Ci vediamo allo Stretto”, titola il quotidiano Javan, vicino alle Guardie rivoluzionarie, con una foto del generale e del presidente che si stringono la mano di fronte a una mappa dello Stretto di Hormuz. La foto del generale occupa anche la prima pagina del giornale conservatore Sazandegi, che titola “Sepah-Governo uniti” in riferimento all’acronimo persiano delle Guardie rivoluzionarie. Dimostrando il desiderio di riformare l’economia, in particolare sviluppando il settore privato, Rohani ha ripetutamente criticato il controllo esercitato da parte della Guardia Rivoluzionaria su molti settori di attività in Iran.

Il moderato Rohani è stato eletto nel 2013 dopo otto anni di presidenza del populista e ultra-conservatore Mahmoud Ahmadinejad che ha notevolmente isolato l’Iran. Rohani, è stato il principale fautore per l’accordo nucleare raggiunto a Vienna nel luglio 2015 tra Teheran e il gruppo 5 + 1 (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia, Germania e Stati Uniti). Grazie a questa storica intesa, la Repubblica islamica ha notevolmente limitato il suo programma nucleare in cambio della revoca delle sanzioni internazionali che hanno soffocato la sua economia. Rohani è stata rieletta per un mandato di quattro anni a maggio 2017, con il sostegno dei riformatori. Dal momento che la sua prima elezione, Rohani è stato oggetto di attacchi dal fronte radicale che non aveva mai digerito l’accordo di Vienna. E dopo le ondate di proteste dello scorso marzo in decine di città contro il caro vita, Rohani, è stato criticato dai suoi oppositori di aver abbandonato gli strati sociali meno favoriti del paese. Nella seconda metà del mese di giugno, la protesta, ha avuto un’ulteriore accelerazione a causa della caduta della valuta nazionale, il rial sul mercato dei cambi. Proteste che hanno spinto alcuni deputati ultraconservatori a chiedere addirittura la procedura di impeachment del presidente. Di colpo le cose sono cambiate a seguito di un discorso di Rohani del 27 giugno che ha invitato tutti i suoi detrattori nel sistema politico ad aiutarlo. In una svolta senza precedenti, Hossein Shariatmadari, direttore del giornale ultra-conservatore Kayhan, ha scritto in un editoriale: “Dobbiamo mettere da parte le nostre differenze. Perché attualmente è nell’interesse nazionale e nella sopravvivenza della nazione”. “La resistenza al nemico e la salvaguardia dell’indipendenza del paese ci comandano (…). Rimandiamo le nostre differenze fino ad una data successiva”, ha scritto invece Abdollah Ganji, redattore capo di Javan, un altra testata che è stata sempre ostile al fronte moderato.