Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Intervista ad Alfonso Andria, costituzione e futuro delle province

di Antonella D'Alto.

Si è conclusa con una mattinata ricca di interventi legati alla storia locale e a quella che ha portato alla realizzazione della nostra Carta Costituzionale, la Master Class sulla legalità promossa dal comune di Teggiano, nell’ambito del progetto “cittadinanza e costituzione”, dedicata ai ragazzi delle scuole del territorio. All’Istituto Sacco di Sant’Arsenio gli studenti hanno incontrato il giornalista Geppino D’Amico che ha relazionato sul tema della giornata “le costituzioni pre-unitarie”. Dunque un excursus storico delle carte costituzionali concesse dai Re prima dell’Unità d’Italia dal periodo napoleonico allo Statuto Albertino. Con Geppino D’Amico anche l’avvocato Conantonio D’Elia, e l’onorevole Alfonso Andria, già presidente della provincia di Salerno, europarlamentare e senatore della repubblica, che ha parlato ai ragazzi dei principi fondamentali della Costituzione partendo dalla parola Nazione, l’unica che all’interno della Carta Costituzionale è scritta con la lettera maiuscola.
“In questa attenzione che la scuola italiana sta portando sui valori costituzionali – ha affermato l’onorevole Andria – c’è una forte valenza educativa, un’educazione innanzitutto alla cittadinanza e che richiama ai grandi temi dei diritti e dei doveri che sono contenuti nella Carta Costituzionale. Iniziative di questo tipo servono a fornire un completamento del bagaglio non soltanto culturale ma anche civile. Con i ragazzi mi voglio soffermare su una cosa per spiegare l’unita’ e la indivisibilità della nostra repubblica: sulla parola Nazione, che è l’unica che nel testo della Costituzione è scritta con la lettera maiuscola”.
Lei è nel cosa del Parco Archeologico di Paestum e con il direttore Zuchtriegel si sta facendo molto per promuovere non solo il Parco a livello turistico, ma anche l’inclusione e la fruibilità dei beni culturali da parte di tutti.

“Anche qui c’è attinenza con il tema dei diritti, bisogna ripianare le disuguaglianze per qualunque ragione si siano create, anche per effetto di uno svantaggio fisico o di natura psico motoria. Il Parco cerca di facilitare l’accesso e la fruibilità ai beni archeologici e culturali da parte di tutti. È un dovere garantirla, ed è un diritto per chi è portare di uno svantaggio esigere questa fruizione piena al pari delle persone normodotate. Un’attività che è una prosecuzione di quelle messe in campo anni fa quando ero presidente della provincia di Salerno, e riuscimmo a far iscrivere nella lista del patrimonio dell’Unesco i siti di Paestum, Velia, la Certosa di Padula e la Costiera amalfitana. In due anni siamo riusciti a far iscrivere in quella prestigiosa lista i tre quarti del nostro patrimonio culturale. Dopo la riforma Franceschini, mi sono molto battuto perché anche il sito di Velia fosse inserito nell’autonomia di Paestum, non perché ne fosse aggregata ma perché potesse fruire di opportunità pari, attraverso una gestione autonoma dal punto di vista amministrativo e programmatico. Ma questo fino ad ora non è stato possibile.”
Qual è il futuro delle province che vivono in una sorta di limbo, mantenendo responsabilità importanti su temi come l’edilizia scolastica e la viabilità ma non ci sono i fondi per intervenire, dove necessario.

“Così si va abbastanza male in avanti, non certo per colpa delle province o di chi le amministra oggi, con grandissimo sacrificio. Territorio e comunità sono quelli che risentono di questa improvvisa denegazione del ruolo delle province che è il prodotto di una legge dello Stato, la legge Delrio. Il corpo elettorale, i cittadini sono stati espropriati del diritto di voto. Oggi il presidente della provincia e il consiglio provinciale vengono eletti dai sindaci e dai consigli comunali. Due anni dopo la legge Delrio, nel 2016, arriva il referendum che si pronuncia in modo contrario, stabilendo che le province dovessero restare in costituzione. Allora non si capisce per quale ragione i comuni, le regioni, le città metropolitane nei loro organi siano espressi dal corpo elettorale e invece le province no. Questa stortura, secondo me, andava eliminata il giorno dopo il referendum. Visto che è stato previsto con una legge ordinaria ciò che invece la Costituzione sancisce sul presupposto che poi la Costituzione sarebbe stata modificata, e così non è stato, adesso ritorniamo alla situazione precedente e cioè consentiamo ai cittadini di eleggere i propri amministratori provinciali. Dando così più forza non solo alle province ma anche alla costituzione e rispettando di più le esigenze dei cittadini e dei territori. Potremmo essere ancora in tempo: se le province non servono allora cancelliamole, ma se servono al punto che sono in Costituzione mettiamole al pari di tutte le altre istituzioni che sono garantire dal titolo V della parte seconda della costituzione”.