Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Intervista a Isaia Sales, le mafie in Italia

di Antonella D'Alto

Una mattinata interessante per gli studenti, un incontro che arricchisce culturalmente, un momento di riflessione su temi complessi e attuali. Isaia Sales docente di Storia delle Mafie all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, sabato scorso, ha tenuto una lezione sul tema L’Italia mafiosa, ai ragazzi dell’istituto Sacco di Sant’Arsenio nell’ambito del progetto “Cittadinanza e Costituzione. La scuola in comune”, promosso dall’assessorato all’istruzione di Teggiano.
Sul tema, il professore ha subito chiarito che le mafie non sono un problema di mentalità meridionale. “La storia delle mafie non è solo storia criminale, in genere si pensa che sia una storia a parte, ma le mafie hanno inciso fortemente nella storia d’Italia, non solo al Sud, e hanno inciso sia prima che dopo l’unita’ d’Italia. Le mafie non sono un problema di mentalità o di cultura, ma di relazioni e anche di connessione con gli interessi dell’economia. Il fatto che oggi siano anche al Nord dimostra come fossero ingiuste le considerazioni sul legame tra mentalità meridionale e mafie. Oggi esse vanno in posti dove c’è una mentalità più democratica, più civile, un’economia più forte, e dunque se sono in sintonia e a loro agio anche in realtà diverse da quelle storiche del Mezzogiorno, vuol dire che le mafie hanno un rapporto molto stretto con l’economia e non tanto con la mentalità e con la cultura”. La parola omertà, molto legata al mondo mafioso, si pensa abbia origini siciliane, ma non è così..

“Ci sono tante parole ritenute siciliane e che invece vengono dal napoletano e dalla camorra napoletana che è stata la prima mafia in Italia, prima di Cosa Nostra e prima della ‘Ndrangheta calabrese. È il caso di omertà, di pizzo e di picciotto. Sono parole napoletane. Omertà viene da umiltà che in napoletano diventa umirta’, dunque obbedienza alla setta segreta alla quale i camorristi appartenevano. Una parola copiata dalla Massoneria e Carboneria, dove si giurava fedeltà all’organizzazione e quindi c’era un vincolo di non rivelare all’esterno i segreti della setta. Omertà, dunque, non ha a che fare con ominita’, con l’essere uomo: per essere uomo bisogna non collaborare con la giustizia e non dire quello che si sa’, ma più semplicemente vuol dire essere umili, cioè obbedire alla propria organizzazione”.
Nato a Pagani nel 1950 Isaia Sales, già deputato, sottosegretario di Stato e consigliere regionale, ha scritto il suo primo libro sull’argomento delle mafie nel 1988 “La camorra le camorre”. Dopo diverse altre pubblicazioni nel 2010 arriva “I preti e i mafiosi. Storia dei rapporti tra Mafie e Chiesa cattolica”, che ha ricevuto il Premio Feudo di Maida. Nel 2017 è la volta della pubblicazione “ Le mafie nell’economia globale: fra la legge dello Stato e le leggi del mercato”, scritto con Simona Melorio. Dopo “Storia dell’Italia Mafiosa”, a breve vedrà la luce un altro interessante volume “Storia dell’Italia corrotta”, con l’intento di dimostrare ancora una volta che la corruzione non è solo un problema criminale ma ha a che fare con le classi dirigenti, dall’unità di Italia in poi. A proposito di classi dirigenti…il successo delle mafie sta proprio nella loro compartecipazione al potere…

“Assolutamente si. Ogni forma criminale di derivazione popolare che si contrapponeva allo Stato, prima delle mafie, ha perso nel corso della storia. Le mafie hanno successo e hanno vita lunga perché non si contrappongono allo Stato. La mafia è violenza di potere, è violenza che si relaziona con coloro che dovrebbero contrastarla, dunque le mafie hanno avuto successo perché si sono relazionate con una parte delle classi dirigenti e con una parte dello Stato. Fuori da questa interpretazione è difficile capire perché se ce l’abbiamo fatta contro i briganti, contro i banditi e contro i pirati non potremmo farcela contro i mafiosi. I mafiosi non sono all’esterno della società ma all’interno, non stanno all’esterno delle istituzioni, ma al loro Interno”. Giovanni Falcone ebbe modo di dire in una intervista in Rai che la mafia è una cosa umana e come tale ha avuto un inizio e avrà anche una fine, lei è d’accordo? “Assolutamente si, perciò sul piano storico cerco di ricordare che le mafie hanno avuto inizio nei primi 10 anni dell’800. Io sono contrario all’idea che le mafie siano sempre esistite, perché se diciamo che un fenomeno è sempre esistito vuol dire che non lo sconfiggeremo mai e a quel punto lo identifichiamo con un gene, con un’etnia, con una mentalità. Invece le mafie storicamente hanno un inizio ben preciso il che non vuol dire che prima delle mafie non ci fosse violenza, ma solo che era di altro tipo, o che dopo le mafie non ci sarà violenza, ma sarà di altro tipo. Questa violenza particolare è nata all’inizio dell’800, dura da più di due secoli, ma abbiamo tutte le condizioni per sconfiggerla, come nel corso della storia è avvenuto per altre forme criminali. Non è l’invincibilità delle mafie che è in discussione, sono assolutamente vincibili, è la volontà di farlo”.