Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

In Libano la prima Biblioteca della pace

di Claudio Mancusi.

Un totale di mille libri in lingua italiana, che costituiranno un’opportunità di aggregazione per favorire relazioni interculturali tra i militari di diversi contingenti della Missione delle Nazioni Unite in Libano. Domenica 5 maggio, presso la sede dei caschi blu italiani della Missione Unifil (United Nations Interim Force in Lebanon), è stata infatti inaugurata la prima Biblioteca della pace in una sede all’estero che ospita un contingente militare italiano. A promuovere l’iniziativa la Società Dante Alighieri in collaborazione con il ministero della Difesa italiano. La semplice ma significativa cerimonia è avvenuta alla presenza della presidente della “Dante Alighieri” della sede di Tripoli (Libano), Cristina Foti (in rappresentanza del segretario generale Alessandro Masi) e del generale di Brigata Diodato Abagnara, già comandante della Brigata bersaglieri “Garibaldi” in Patria e attuale comandante della Joint Task Force Lebanon (JTF-L) del Settore Ovest. Nel Settore, a guida italiana operano i contingenti di 13 Paesi differenti: Armenia, Brunei, Croazia, Ghana, Irlanda, Italia, Repubblica di Macedonia del Nord, Malesia, Malta, Serbia, Repubblica di Corea, Slovenia e Tanzania, per un totale di oltre 3.600 peacekeepers. Paesi che provengono da tre continenti del mondo e che avranno così la possibilità, attraverso la lettura, di sentirsi ancora più integrati nel complesso scenario internazionale nel quale operano. È il settimo anno che la Società Dante Alighieri collabora con il contingente Unifil e con il Comando del Settore Ovest di stanza a Shamaa. Nel corso degli anni la Dante Alighieri ha proposto concorsi letterari, mostre fotografiche, corsi di lingua e cultura italiana con esami di certificazione di conoscenza linguistica destinati alle forze armate e di polizia libanesi. Grazie a tali corsi, numerose alte cariche dell’esercito libanese e delle forze di sicurezza e di intelligence possono ora esprimersi nel nostro idioma, facendosi ambasciatori della nostra bella lingua, lingua portatrice di pace.