Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

In Iraq, l’avanzata dei Peshmerga verso Mosul

di Lorenzo Peluso

Bnaslawa dista circa un’ora da Erbil. Siamo nella zona nord dell’Iraq. E’ qui che nascono i combattenti curdi che stanno fermando l’avanzata del daesh nel nord dell’Iraq. Da questo campo desertico, sotto un sole cocente con oltre 50 gradi all’ombra, si formano e prendono vita le Brigate Peshmerga impegnate sul fronte di Mosul. Un esercito di 12mila uomini circa, ben armato ma poco incline alle regole di un esercito regolare.

 I più giovani, si vede ad occhio nudo la loro età, sono appena 18enni. Ma tanti sono anche i 50enni e persino i 60enni ad addestrarsi nell’uso dei mortai di artiglieria che vengono utilizzati lungo il confine curdo difeso dai Peshmerga. Uomini determinati che si addestrano allo scontro corpo a corpo. All’uso dei fucili mitragliatori forniti dall’alleato americano. Qui si tenta di formare anche i cecchini; tiratori scelti che possono servire, e non poco, nello scontro finale che si prepara a Mosul. 400 dollari. Questa la paga. Dollari che vengono pagati a fine mese, cash, a coloro che riescono a sopravvivere, sul fronte dove si combatte  e si sta sconfiggendo gli jiadisti Isis. Dollari che vengono versati al governo Barzani, leader indiscusso della regione curda dell’Iraq,  uno stato nello Stato, dagli americani. Insomma la strategia americana è chiara. Poche truppe sul terreno. Solo gli uomini necessari al controllo ed al comando delle operazioni militari. Al fronte ci vanno i Peshmerga. A combattere e morire, per 400 dollari, ci vanno i curdi. I fucili, le mimetiche, gli elmetti; tutto fornisce gli Stati Uniti. Tranne l’addestramento al combattimento. I peshmerga infatti sanno bene di dovere molto agli italiani. Sono loro, gli uomini, i trainers italiani impiegati nell’ Operazione “Prima Parthica” operante nel Kurdistan iracheno da inizio 2015,  al comando del Generale di Brigata R. che pazientemente, sotto il sole cocente, forniscono quotidianamente quell’addestramento utile a salvargli la vita in combattimento. Sono uomini di cui neppure si può fornire le generalità. Per evidenti motivi di sicurezza. Escono dalla base dove sono alloggiati con il buio. Occorre sfruttare al massimo le prime ore del mattino prima che il sole infierisca, in modo impietoso sulla debolezza del corpo. Rientrano in base con il buio. Due brevi soste, durante le ore più vicine al mezzodì, quando il sole è allo zenit e la calura insopportabile. Nel mentre ore ed ore di addestramento al fianco di insostituibili traduttori in lingua curda. Alla fine dell’intensa preparazione, le compagnie di fanteria e le sezioni di artiglieria Peshmerga, si spostano sul fronte di Mosul. Qui, ogni giorno, stanno dando prova e dimostrazione dell’efficacia delle tecniche e tattiche apprese pianificando le operazioni  offensive contro gli jiadisti Isis nell’ultima roccaforte di Mosul.  “Grazie Italia. Bravi soldati italiani. Grazie”. Farfuglia uno sbiascicato italiano Ajid, tornato dal fronte due giorni fa. Ora è qui per seguire il corso anti cecchinaggio, insomma un tiratore  di precisione. Dall’inizio dell’Operazione “Prima Parthica”, il KTCC, attualmente a guida italiana con il Colonnello D. S. ha addestrato oltre i 9000 soldati della KSF. A loro dunque il compito di chiudere la partita definitiva contro il Daesh.