Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

In Afghanistan la fine della guerra è solo utopia.

di Lorenzo Peluso.

La situazione preoccupante nei rapporti tra Iran e Stati Uniti sono al centro dell’interesse di Mosca che segue con attenzione le vicende, considerando che le influenze sul Medio Oriente possono comportare riflessi negativi sugli interessi strategici russi nell’area. L’inviato speciale del presidente russo Vladimir Putin in Afghanistan, Zamir Kabulov, ha affermato che l’Iran potrebbe influire negativamente nel processo di pace in Afghanistan a seguito dell’escalation delle due potenze in Medio Oriente. Si comprende chiaramente come l’influenza sciita iraniana ha un peso enorme nella stabilizzazione dell’Afghanistan che ha come punto fermo il dialogo tra talebano ed americani. Il terzo incomodo, se pur si afferma il contrario, è la Cina. A Kabul nel corso della visita istituzionale,  l’Inviato cinese Wang Yu ha affermato che il suo paese non ha alcun interesse personale in Afghanistan, piuttosto la Cina è disposta a fornire una piattaforma per il dialogo tra le parti sulla base del rispetto dei desideri di tutti. L’influenza cinese nel paese è inevitabile, considerando il confine geografico ma anche il lento processo di avvicinamento, negli ultimi anni, con progressi costanti nella cooperazione tra le due parti. La Cina ha affermato di essere disposta a continuare ad offrire aiuto all’Afghanistan nel campo dell’assistenza sanitaria, ad esempio.
Wang Yu ha poi incontrato anche il ministro afgano della sanità pubblica, Ferozuddin Feroz. Un lungo scambio di opinioni sulla cooperazione bilaterale nel settore sanitario e poi la firma di un accordo sull’attuazione dei progetti di assistenza sanitaria. Feroz ha quindi ringraziato la Cina per il suo sostegno a lungo termine all’Afghanistan nel campo dell’assistenza sanitaria. Ha citato l’ospedale cinese di Kandahar, che è diventato un simbolo dell’amicizia cino-afgana, esprimendo la speranza che l’Afghanistan continuerà ad approfondire la cooperazione con la Cina. Ecco la strategia dei cinesi in Afghanistan: supporto su temi di interesse generale e dunque consenso che si acquisisce sul campo con la popolazione locale. Tutt’altro tenore è il rapporto con gli americani. Nel processo di pace in corso pesa la presenza americana nel paese. Condizione irrinunciabile per i talebano è che i soldati americani lascino il Paese. E’ il tema centrale del dialogo.  Ad oggi  i talebani si sono seduti con l’inviato americano per la pace in Afghanistan Zalmay Khalilzad per  ben 10 volte in Qatar. Nell’ultima riunione, Khalilzad ha chiesto un cessate il fuoco per preparare i dialoghi intra-afgani, un’offerta respinta dai taliban. La partita è delicata al punto che lo stesso governo Ghani per mantenere una sorta di ruolo sul campo ha dovuto riferire che: prima di qualsiasi accordo è necessaria una tregua. Il paradosso infatti è che un accordo degli Stati Uniti con i talebani non superi comunque le difficoltà di dialogo interno al Paese. Insomma la questione è interna e vede al centro il superamento del governo Ghani, questo chiedono i taliban che hanno rifiutato qualsiasi richiesta di incontro intra-afgano. I talebani non considerano la necessità di dialogo con  il governo di Kabul una volta raggiunto un accordo di pace con gli Stati Uniti che si vedrebbero però costretti a disconoscere il governo Ghani. Questo diviene un punto nodale della questione. A questo punto, l’avvicinamento della Cina al governo Ghani quali altri scenari andrebbe a modificare nell’area ora che gli Stati Uniti sono ad un passo dall’accordo sulla fine degli attacchi dei talebani alle truppe statunitensi e viceversa? La fine della guerra è solo utopia. Lo schacchiere afghano deve fare i conti con le mosse inevitabili di Russia, Cina e Americani. Senza dimenticare le influenze dell’Iran e le volontà e gli interessi delle circa 75 etnie diverse del Paese.