Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

In Afghanistan abusi sessuali sulle giocatrici di calcio femminile

di Lorenzo Peluso.

Mai dare nulla per scontato. Può accadere che, anche in un paese dove le donne sono considerate poco o più che niente, che lo scandalo, a base di sesso, sconvolga il processo di integrazione ed inclusione sociale. Insomma, un paese che lotta quotidianamente contro i pregiudizi culturali che impongono alle donne un ruolo di secondo piano, a dir poco, scopre all’improvviso il concetto di molestie ed abusi sessuali. Anche questo è l’Afghanistan. Nelle ultime ore è infatti scoppiato il caso dell’ex capitano della Nazionale afghana di calcio femminile, Khalida Popal, che ha denunciato abusi sessuali e violenze inflitte alle calciatrici da parte di allenatori e dirigenti federali. incredibile, ma sembrerebbe vero, è che le molestie e gli abusi non si sono consumati in patria, ma in occasione di un ritiro in Giordania, dove le calciatrici erano andate per allenarsi assieme alle afghane che vivono fuori dal Paese. Le ragazze “straniere” hanno infatti notato atteggiamenti strani da parte dei rappresentanti della Federazione, i quali allungavano le mani e si chiudevano in camera con le altre ragazze della squadra. Come spesso accade in queste circostanze, è seguito un lungo periodo di silenzio. Poi però, dopo mesi, le ragazze residenti in Afghanistan si sono confidate con le colleghe, scoperchiando il “vaso di Pandora” e denunciando abusi e ricatti portati avanti per anni. A farsi avanti è stata Khalida Popal,  esiliata in Danimarca dal 2011 e minacciata di morte, che ha riferito di aver denunciato anni fa alla Federazione le violenze subite da alcune compagne di gioco ma “invece di essere puniti o rimossi i responsabili sono stati promossi”.

Pesantissime le accuse della ex calciatrice, secondo la quale il sesso veniva usato come arma di pressione sulle giocatrici. Khalida Popal  sostiene che nello scandalo siano coinvolte “personalità potenti con stretti legami con il governo di Kabul”. In realtà le parole di Khalida Popal hanno dato coraggio e voce anche ad altre atlete che poi hanno confermato e raccontato dei soprusi subiti. Diverse calciatrici hanno infatti ammesso di essere state costrette a offrire il loro corpo come merce di scambio per giocare nella Nazionale. Nei verbali acquisiti dalla FIFA che ha aperto un’inchiesta sul caso viene riportata una frase: “Fammi vedere quanto sei bella perché solo le ragazze splendide faranno parte della squadra”, frase ripetuta da tutte le atlete ricattate. A Kabul intanto il presidente Ashraf Ghani ha parlato di ”profondo choc nazionale”, mentre l’ufficio della Procura generale ha aperto una sua propria indagine. Lo scandalo è arrivato anche in parlamento, con interrogazioni aperte nelle due camere del parlamento. Sayed Alireza Aqazada, Segretario della Federazione ha tentato di smorzare i toni: “Dietro queste accuse, ci sono persone coinvolte al di fuori dell’Afghanistan, vogliono indebolire la Federcalcio afghana e in particolare, il calcio femminile”. In attesa che si faccia chiarezza, verrebbe da dire che: ogni mondo è paese. Un luogo comune, che però evidentemente vale anche per l’Afghanistan.