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Il voto degli italiani all’estero anche per questa volta è salvo

redazione

Il voto degli italiani all’estero anche per questa volta è salvo. La Corte costituzionale ha infatti dichiarato inammissibile la questione sul voto all’estero per corrispondenza, sollevata dal Tribunale di Venezia – in occasione del referendum costituzionale del 2016 – per contrasto con l’articolo 1, secondo comma, della Costituzione (principio della sovranità popolare) e con l’articolo 48, secondo, terzo e quarto comma, della Costituzione (personalità, libertà e segretezza del voto ed effettività del voto all’estero). La Consulta non è comunque entrata nel merito: l’inammissibilità, spiega il comunicato, è dovuta al fatto che nel contesto di una procedura referendaria è inammissibile chiedere in via preventiva al tribunale di sollevare la questione di costituzionalità di leggi elettorali, dal momento che la legge sul referendum, e il successivo regolamento di attuazione, prevedono espressamente che contro le operazioni di voto si possa proporre reclamo davanti all’Ufficio centrale per la circoscrizione estero e che, successivamente, possa intervenire anche l’Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione. Nell’udienza pubblica che si è tenuta il 21 febbraio, i proponenti avevano rilevato come la legge costituzionale che ha introdotto il voto all’estero non garantisca la necessaria segretezza e personalità, come numerosi episodi di cronaca delle precedenti elezioni starebbero a dimostrare. La vicenda però è particolarmente complicata perché, come ricordato dall’avvocato di Stato, Vincenzo Nunziata, una possibile sentenza di incostituzionalità si sarebbe scontata “con il problema di garantire l’effettività del voto degli italiani all’estero: se cadesse la norma del voto per corrispondenza, il cittadino italiano residente all’estero non potrebbe votare non avendo esercitato il diritto di opzione” per il rientro agevolato in Italia, che scadeva il 31 dicembre 2017. Senza considerare che “stiamo parlando di una eventuale patologia, di un rischio ipotetico: il voto potrebbe essere violato e potrebbe non essere garantita l’autenticità, ma questo è un tema che il legislatore si è posto con le sanzioni, che sono raddoppiate nell’articolo 18. Chiedo che la questione vada dichiarata inammissibile”. Secondo l’avvocato del proponente, Mario Barolissi, però “la legge del 2001 non va considerata quello che dice ma per quello che fa. La questione si concentra sulla operatività e mi pare che la cronaca di oggi sia cronaca nera, non cronaca bianca”. Secondo l’avvocato Barolissi, l’eventuale mancata assegnazione dei seggi spettanti agli italiani all’estero (“la sola possibilità di tornare a votare non sarebbe comunque in linea con il principio di uguaglianza”) non avrebbe costituito un problema, essendoci anzi un precedente “di una legislatura intera con segni non assegnati per la mancanza di accordo in Giunta”. La decisione della Consulta arriva nello stesso giorno in cui si chiudono le procedure di voto degli italiani all’estero per le politiche del 4 marzo: i plichi contenenti le schede dei 4 milioni di italiani aventi diritto voleranno poi a Roma per essere scrutinate in contemporanea con quelle dei residenti in Italia.