Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il Vero Re del Rock and Roll

Eduardo Sineterra

In assenza della rivoluzione musicale introdotta da Little Richard a ridosso della prima metà del XX secolo, avrebbe mai il mondo della musica conosciuto band di culto come i Beatles, i Rolling Stones o eclettici artisti e cantautori come Prince, David Bowie, John Lennon, Ray Charles, Jerry Lee Lewis, Elton John, James Brown, Jimi Hendrix o il premio Nobel Bob Dylan? Nel ripercorrere la straordinaria carriera dell’unico ed autentico re del rock and roll, scomparso proprio in queste ultime settimane a Nashville il 9 Maggio 2020, non si possono fare a meno di menzionare gli inediti e destabilizzanti lasciti che il primo trasgressivo performer afroamericano della nostra contemporaneità ha impresso nel linguaggio tanto musicale quanto nell’aspetto teatrale.

Terzo di dodici figli, Richard Wayne Penniman nasce a Macon (Georgia) il 5 Dicembre 1932 in una famiglia di pastori pentecostali di origine afroamericana. Sin da bambino apprende dell’imprenscindibile legame che vige tra Dio e la musica. Ispirato dal cantante evangelista Brother Joe May, all’età di dieci anni decide che da grande diventerà prete, affinando nel frattempo le peculiari abilità sonore nel gruppo canoro familiare The Penniman Singers: ensemble itinerante nelle varie chiese locali. Le prime performance del giovane ed esplosivo artista avvengono proprio al seguito di pastori itineranti: al seguito del Doctor Nubilo, nella sua prima esibizione canora a soli diciassette anni e nello show del Dr. Hudson in cui è ricoperto da abiti smaglianti, copricapi, veli e mantelli scintillanti. Ben presto però questo ragazzo dagli occhi spiritati, divenuto ormai abile pianista, deciderà di cimentarsi in ritmi e melodie del tutto inediti, avventurandosi in quegli ambiti musicali ancora ignoti ed imperscrutabili; mescolando i vari generi, dal blues “la musica del diavolo” al jazz del Mississippi, arriverà a ricreare un sound completamente nuovo, vivace e del tutto rivoluzionario: il Rock and Roll. Nel 1955 firma per la Specialty Records, in collaborazione con gli Upsetters incide numerose hit come Tutti Frutti, Lucille e Long Tall Sally pronte a scalare rapidamente le classifiche mondiali e, grazie alla divulgazione prima radiofonica poi televisiva, il giovane predicatore della Georgia viene così consacrato al successo internazionale. Questa nuova musica abbatte ogni barriera sociale, politica, culturale, sessuale: tutti ora ballano vorticosamente ossessionati dal suo ritmo sempre più incedente e cadenzato, dai neri ai bianchi, dai ricchi ai poveri, dai gay agli eterosessuali. Little Richard ne è il suo profeta, esplosivo e sorridente, dal look originale, decadente ed eccentrico, in una parola: indemoniato. Ora a lui s’apprestano in maniera sempre più cospicua i proselitismi d’artisti: da Paul McCartney a cui destinerà consigli canori a Mick Jagger che ne emulerà le movenze sino ad un giovane Jimi Hendrix che militerà alle spalle del re tra le fila degli Upsetters. Saranno molteplici e profonde le crisi religiose che accompagneranno il pianista e performer durante tutta la sua vita. Eppure, nonostante i ritiri spirituali in cui diventerà ufficialmente predicatore, i roboanti ed instabili ritorni in scena e malgrado le più profonde dipendenze tanto da sesso quanto da droga, la storia e la musica lo destineranno lo stesso (ed a buon ragione ndr) ad honorem nella Rock and Roll Hall of fame poiché autentica ed espressa è stata la rivoluzione perpetrata da questa singolare personalità.

“Ho appena saputo di Little Richard e sono così in lutto. Era la mia stella brillante e la mia luce guida quando ero solo un ragazzino. Il suo è stato lo spirito originale che mi ha spinto a fare tutto quello che poi ho fatto. Sono stato in tour con lui in Europa nei primi anni Novanta e ho potuto passare parecchio tempo insieme nel suo camerino. Era sempre generoso, gentile e umile. E ancora dinamite pura come performer e musicista, potevi ancora imparare tantissimo da lui. In quei momenti, lui era sempre lo stesso Little Richard che avevo sentito la prima volta e mi aveva sbalordito, e io ero sempre lo stesso ragazzino. Certo che vivrà per sempre. Ma è come se una parte della tua vita non ci fosse più.” Bob Dylan