Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il traffico di cocaina, in Italia arriva nei porti e nelle aree costiere tirreniche

di Lorenzo Peluso

Sono migliaia gli uomini dello Stato impegnati, giorno e notte, nella lotta alla criminalità organizzata dedita al traffico di droga. E’ la cocaina il grande business. I maggiori sequestri in Italia sono stati effettuati nei porti di Genova e Livorno,  ed in quello di Gioia Tauro  (Reggio Calabria). Le inchieste coordinate dalla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (DCSA) hanno dimostrato che flussi di cocaina arrivano in Italia nei container imbarcati sulle navi che i narcotrafficanti gestiscono per le tratte oceaniche. La produzione di coca si concentra principalmente nell’area andina del Sud America con i tre maggiori paesi produttori (Colombia, Perù e Bolivia), in quanto l’arbusto della coca (Erythroxylon coca) – da cui si estrae il potente principio attivo chiamato cocaina – cresce spontaneamente nei climi caldi e umidi tropicali dell’America meridionale ad un’altitudine compresa tra i 700 e i 2000 metri. I paesi limitrofi (Brasile, Venezuela, Argentina ed area caraibica) viceversa rivestono un ruolo importante quali aree di stoccaggio nonché zone di transito per l’esportazione verso l’Europa e gli Stati Uniti d’America. A livello mondiale, la cocaina viene di norma trasportata seguendo la via marittima o tramite il vettore aereo. I principali punti d’ingresso europei sono la Spagna ed i grandi porti del Nord Europa (Belgio ed Olanda). La cocaina arriva nascosta in carichi “di copertura” tramite container stivati in grandi navi commerciali ovvero, via aerea,  tramite i cosiddetti “corrieri ovulatori”. I flussi che attraversano l’Africa, insistono sui Paesi del versante occidentale dai quali la sostanza poi riparte: via terra, sfruttando le diverse diramazioni della «rotta del Sahel» in direzione dei Paesi della costa settentrionale del continente africano e di là verso i mercati di consumo europei; via mare, lambendo le coste nord occidentali africane, per entrare nel Mediterraneo (attraverso lo stretto di Gibilterra) ovvero proseguendo attraverso l’Oceano Atlantico in direzione dei grandi porti europei già citati. Di recente è stata rilevata una nuova rotta che, transitando nel bacino del Mediterraneo, si dirige verso i porti dell’area balcanica e/o del Sud-Est Europa per poi ripercorrere la rotta balcanica tradizionalmente utilizzata per il traffico di eroina. La cocaina destinata in Italia giunge  prevalentemente – via mare – nei porti e nelle aree costiere tirreniche. Qui c’è un altro elemento che affiora dalle inchieste. Il porto d’arrivo della coca prescinde dall’area criminale di interesse e dal territorio controllato dall’organizzazione, ma avviene sulla base delle aderenze che il gruppo criminale può garantirsi, anche all’estero, nonché delle capacità logistiche, di controllo e gestione di società di trasporto merci, non solo per via marittima. Il dossier della DGSA mette in evidenza come la  ‘ndrangheta sia unanimemente riconosciuta, dai principali cartelli mondiali, l’interlocutrice ritenuta più affidabile e solvente. Nel tempo ha consolidato le proprie basi logistiche e operative in numerosi Paesi europei e sudamericani, dove inoltre i propri sodali ricercati, trovano appoggio per la latitanza. Per comprendere meglio il fenomeno basta spulciare gli atti d’inchiesta quali ad esempio  la “Pollino”2, condotta dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, grazie alla quale si è fatto luce su un’agguerrita consorteria calabrese in grado di contare su basi logistiche dislocate nei Paesi Bassi e in Germania. Si tratta, come evidenziano gli atti di inchiesta di una struttura ben organizzata ed economicamente florida “dotata di una vera e propria flotta di mezzi necessari per far giungere a destinazione la cocaina”. Risulta chiaro dagli atti che le ‘ndrine ritenute più operative sono quelle dei Pelle-Vottari, Romeo alias “Stacchi” e Giorgi “Ciceri” di San Luca (Reggio Calabria). Molti dei quali sono già da anni stabilmente residenti in Nord Europa, luoghi da dove coordinano agevolmente grosse importazioni di cocaina dall’America Latina, senza mai allentare i rapporti con la Calabria. Naturalmente non ci sono solo i calabresi nel traffico di cocaina. Una fetta importante la gestisce Cosa Nostra che regola e “fattura” fiumi di soldi con, in apparenza, meno rischi rispetto ai reati tipicamente mafiosi quali, ad esempio, le estorsioni. In conclusione, non manca sulla scacchiera la camorra che nel contesto è in una posizione di subalternità alle oganizzazioni mafiose e calabresi. Il metodo di Giovanni Falcone in queste inchieste ha fatto scuola: “seguire i soldi”. Seguendo il flusso di denaro, che lascia sempre segni importanti, si riescono ad intercettare anche le scie dei grandi affari criminali che orbitano sul traffico di cocaina che in Italia è il grande business della criminalità.