Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il tesoro di Mosul.

di Lorenzo Peluso.

petrolio iraq

Ciò che ha rivoluzionato il mondo, e non per forza in positivo, ammettiamolo: è stata la scoperta del petrolio. Potremmo qui aprire una lunga discussione sull’utilizzo e la dipendenza della società moderna dall’oro nero del mondo. Nei miei viaggi per il mondo ho provato sempre a comprendere, prima di tutto, le motivazioni reali che spingono poi popoli a combattersi, con ferocia, e confesso, troppo spesso la risposta è stata sempre e solo una: i grandi interessi economici. E’ così per l’Afghanistan, terra indiscussa della produzione dell’oppio, 10miliardi di dollari all’anno; è così per il Medio Oriente che galleggia letteralmente sul petrolio. Insomma, occorre partire da questo per provare a darsi delle spiegazioni logiche agli accadimenti del mondo. Il travaglio del medio Oriente, quindi si materializza agli inizi del Novecento quando nel breve periodo si succedono le scoperte di giacimenti petroliferi di grandi dimensioni. Scoperte effettuate dal mondo occidentale che nel pieno del boom industriale capisce bene quanto sia importante accaparrarsi quelle terre all’apparenza desertiche che invece custodiscono ricchezze smisurate. La storia ci racconta come gradi potenze europee, tra tutte Inghilterra e Germania, si orientano in quell’area ancor prima che scoppiasse in Europa la Grande guerra. Un acceso confronto commerciale per assicurarsi il controllo delle aree di maggiore interesse che poi, alla fine del conflitto bellico, culmineranno in una vera e propria spartizione di quei deserti da parte dei vincitori. Terre che saranno oggetto di “possesso” da parte dell’Inghilterra e della Francia che a tavolino, si divideranno i territori dell’attuale Siria e dell’Iraq. proprio in Iraq particolare interesse viene riservato all’area di Mosul, dove sono state individuate riserve petrolifere molto promettenti. Questo un punto cruciale della storia moderna della città e della provincia di Mosul, nel nord dell’Iraq. Questo spiega bene il perché dell’attuale interesse dell’autoproclamato Stato islamico proprio per la zona di Mosul, ultima roccaforte dell’Isis. Ora, come allora infatti, ciò che veramente fa gola alla civiltà moderna, quella fatta di consumi spropositati e barili di petrolio, sono i giacimenti ancora corposi dell’oro nero dell’Iraq. va ricordato, per onor del vero, che nella corsa alla conquista del Medio Oriente, alla fine della prima Guerra mondiale, parteciparono anche gli Stati Uniti che dopo un acceso scontro diplomatico-commerciale con gli inglesi, durato alcuni anni, si accontentarono, diciamo così, dell’Arabia Saudita. Per molti anni infatti, proprio la terra Saudita è stato feudo indiscusso degli americani. Ad onor del vero, va a questo punto ricordato come da quella spartizione a tavolino, rimase fuori, per la sua incapacità, solo il nostro Paese, l’Italia, che grazie alla miopia politica dei suoi governanti, prigionieri di una logica coloniale vecchio stampo e poco attenti al controllo di materie prime e risorse energetiche, non comprese cosa stesse accadendo, favorendo gli interessi di altri Paesi. Ma questa è un’altra storia. Allora cosa accade oggi e soprattutto cosa accadrà tra qualche mese, quando sarà decretata la fine del Califfato e la “liberazione” dell’Iraq? Un’idea precisa può essere frutto dell’interpretazione della parole del neo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che di recente ha affermato che: “l’appropriazione del greggio iracheno durante l’invasione del paese nel 2003, avrebbe potuto impedire la nascita e lo sviluppo del gruppo terroristico ISIS”. Insomma secondo Trump l’appropriazione del petrolio iracheno avrebbe potuto togliere la fonte finanziaria del gruppo terroristico. A pensar male, certo, si fa peccato. Però, poi, a leggere nel dettaglio le immediate reazioni dell’attuale presidente dell’Iraq Al-Abadi forse tutto diventa più chiaro e comprensibile. “Non è chiaro a noi a che cosa si riferisse Trump. Ma il petrolio iracheno appartiene solo alla nazione irachena. Altre pretese sono inaccettabili”. Ecco, forse ora è tutto più chiaro.