Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il tempo degli “uomini sodi”.

di Giancarlo Guercio.

Nel suo corposo e illuminante trattato sulla filosofia morale, Ludovico Antonio Muratori, finissimo intellettuale illuminista, procede verso una disamina dei tipi umani tracciando, tra gli altri, il profilo degli “uomini sodi”. Secondo Muratori, tra i requisiti dell’uomo eletto alla gestione della cosa pubblica non può mancare la caratteristica dell’essere “sodo”, ossia quegli uomini che di fronte a qualsiasi evenienza restano “prudenti e mai si turbano”. Continua poi dicendo che a questo tipo di uomo appartiene la saggezza (è “uomo savio”) e quindi la certezza del buon governo. In questi giorni, caratterizzati da opinioni fortemente contrastanti e con toni inopportunamente violenti, mi è tornata alla mente l’espressione del Muratori e la definizione di “uomini sodi” che, purtroppo e non a caso, è quasi del tutto scomparsa dai dizionari di una modernità diveniente e che è solita virare i ragionamenti più verso i comparti della pancia che verso quelli del cervello. E se mi è tornata alla mente la suggestiva quanto raffinata espressione muratoriana è perché nella Babele di cose confuse e affastellate delle ultime ore ho riconosciuto, come un faro indefettibile, un uomo sodo. E mi riferisco al nostro Presidente Sergio Mattarella. Nell’epoca in cui prevale l’opinionismo a tutti i costi e – consentito dall’uso inappropriato dei social – ogni perdigiorno diventa costituzionalista, ottenendo il suo momento di gloria grazie alla sola condivisione, del tutto inconsapevole, di un post su Facebook (fenomeni su cui hanno fatto ampia leva alcuni movimenti politici degli ultimi anni ottenendo, non a caso, larghi consensi elettorali), diventa salvifica l’azione di un Presidente come Mattarella che, certamente consapevole del tritacarne in cui sarebbe stato gettato, senza scomporsi e con voce più ferma del solito, ha ricordato ai suoi cittadini cos’è la Costituzione italiana e qual è il suo ruolo istituzionale. Senza avanzare o indietreggiare di un passo rispetto alla posizione in cui si trova. C’è dunque da togliersi il cappello di fronte a un uomo che si attesta “sodo”, per i suoi modi pacati e soprattutto per il gravame di dover gestire errori di procedura, linguaggi inappropriati, pretese di rivoltosi populisti pseudomasanielli improvvisati politici che oggi siedono sugli scranni della decisione e del potere e che praticano lo sport della offesa e del vituperio, rivolto con becera ignoranza contro le Istituzioni dello Stato. C’è da sentirsi garantiti e rassicurati da un Padre della Patria che, nella piena cognizione e consapevolezza del suo ruolo, si fa forza sul dettato costituzionale e non si lascia solleticare da spinte politiche per molti versi inappropriate al ruolo e che grazie a potenti mezzi di comunicazione sono riuscite ad accaparrarsi il favore degli elettori. I fenomeni legati alle vicende politiche degli ultimi anni e che in queste ultime ore si sono manifestati in espressioni evidenti, spesso inopportune per i contesti e i ruoli istituzionali, stanno offrendo non pochi spunti di riflessione soprattutto in quella parte della società civile che non solo possiede un maturo senso civico e nutre il rispetto per le istituzioni, ma sente anche di dissociarsi da certe esternazioni discutibili e violente, figlie di una incultura di bassa lega che si esprime senza un minimo di cognizione di causa. C’è da dissentire e da dissociarsi da manifestazioni di una massa che non solo ha perduto fiducia, ma ha anche abbandonato la volontà e l’impegno di ricostituire, di rifondare una nazione lacerata da troppi anni di affarismo e lassismo. Su certe affermazioni, con certi atteggiamenti non si edifica nessun Governo e nessuna Nazione. Ognuno, ogni cittadino è chiamato a fare la sua parte, con consapevolezza e conoscenza, con responsabilità, perché ogni cittadino esercita il diritto di voto, quindi decide per sé e per gli altri. Ogni cittadino deve chiedersi che tipo di Italia vuole e deve dare il proprio contributo per crearla, per realizzarla, per edificarla. Il progresso e lo sviluppo non sono parole belle da usare in campagna elettorale; la crescita di un popolo si ottiene soltanto con l’impegno condiviso da tutti i cittadini. Mi piacerebbe quindi che si mettessero da parte gli spiriti faziosi, le pseudo ideologie di appartenenza, e si badasse invece al senso di appartenenza, al rispetto delle istituzioni, alla considerazione del proprio e dell’altrui ruolo. Sarebbe opportuno, inoltre, approfondire sul concetto di Sovranità popolare che, come ci ricordano già i Greci, è un impegno: per gli Ateniesi era un disonore non prendere parte attiva alla vita della città; di qui la forte partecipazione popolare e persino un coinvolgimento emotivo alla vita dello Stato, che non solo era fonte di coesione sociale ma spingeva i cittadini ad aver a cuore per primi gli interessi della polis, e solo in secondo luogo quelli del singolo. Si rileggano le suggestive pagine del Discorso di Pericle agli Ateniesi o si consideri la riflessione acuta e fondamentale riportata da Tucidide sulla Democrazia: “Un buon cittadino non deve obbedire all’autorità in quel momento al governo, ma alle leggi dello stato”. È quindi un dovere di ognuno concorrere al benessere della collettività. Solo in questo modo si costruisce uno Stato democraticamente libero. C’è, allora, da scusarsi col Presidente Mattarella, per aver rivolto contro la sua persona epiteti e offese indegne e inopportune; c’è da auspicare rigore e attenzione da parte del Presidente della Repubblica affinché si garantisca l’ordinamento istituzionale e si promuova la tutela dei diritti democratici dei cittadini. Siamo una grande Nazione oggi allo sbando: dimostriamo di essere donne e uomini sodi e insieme, ognuno per la sua parte, rifondiamo il Paese.