Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il suono della guerra ed il silenzio del colera. Lo Yemen dimenticato.

di Lorenzo Peluso.

yemen colera

Un silenzio assordante dal mondo. Da oltre due anni il suono che si può ascoltare nei villaggi ed in quel che resta della splendida città di Sanaa è il sordo e ciclico rumore delle mitagliatrici d’assalto. Poi seguono i tonfi e il frastuono dei colpi di mortaio. Più volte alò giorno poi, la gente ormai si è persino abituata, il volo radente dei caccia che lasciano una scia di colpi sventagliati sulla popolazione inerme. Seguono poi le incursioni con i bombardamenti. E’ la storia di ogni giorno in Yemen da oltre due anni. Al suono della guerra si aggiungono le grida di disperazioni delle madri che piangono i propri figli, spesso bambini innocenti. Ma le tragedie non vengono mai da sole. Ora, nello Yemen, oltre ai combattimenti, la scia di morte si espande e si divincola tra i villaggi con il colera. Un assassino silenzioso che nei soli ultimi due giorni ha portato via 115 persone, soprattutto bambini. Non c’è fine all’orrore. Le autorità della capitale hanno dichiarato lo stato di emergenza e hanno chiesto aiuti internazionali. La distruzione del sistema Paese ha annientato il sistema sanitario che non è in grado di contenere la catastrofe. Pochissime le strutture ospedaliere in grado di poter quanto meno prendere in cura i pazienti. Strutture sovraffollate dove, pur di non mandare via nessuno di coloro che viene accompagnato d’urgenza in ospedale, vengono sistemati persino quattro pazienti nello stesso letto. I numeri sono drammatici. Fonti locali stimano in almeno 8.550 i casi di colera in 14 province. Lo Yemen è un Paese devastato dalla guerra che perdura da due anni e ora, davvero senza via di scampo, è sull’orlo della catastrofe umanitaria. Le Nazioni Unite da mesi hanno lanciato l’allarme rimasto però inascoltato dalla comunità internazionale. Spesso, troppo spesso, la politica e gli interessi internazionali spingono i pesi dell’occidente ad accettare supinamente il sacrificio di migliaia di civili, senza alcuna reazione. Il dramma dello Yemen ha avuto inizio con l’intervento militare dell’Arabia Saudita, spalleggiato da una coalizione di altri Paesi del Golfo persico nel 2015 dopo la presa di Sanaa da parte dei ribelli sciiti Houthi. La rivoluzione politica interna che ha determinato le dimissioni e l’esilio del presidente yemenita Hadi, amico della monarchia saudita, ha spinto anche gli americani ad offrire un sostegno sul piano logistico all’alleato arabo. Per il mondo occidentale la questione Yemen, tra l’altro il Paese più povero del Medio Oriente, è solo una questione di scontro religioso tra comunità sciite e sunnite. In realtà nulla di più falso. La verità è che dietro la conflittualità religiosa, che pur esiste, si celano molteplici interessi geopolitici che hanno spinto l’Arabia Saudita, innanzitutto a mettere sotto scacco con due anni di intensi bombardamenti il piccolo Yemen. La ferocia degli attacchi militari è valsa l’accusa di crimini di guerra per l’Arabia Saudita sostenuta dalla gran parte delle maggiori organizzazioni internazionali. Nel silenzio del mondo, le incursioni aeree della coalizione hanno fatto strage di civili e bambini; hanno distrutto case, ponti, strade, fattorie e ospedali.  Più di 17 milioni di persone al momento sono allo stremo, senza cibo, senza acqua ne farmaci. Intanto l’ombra nera del colera si espande. La mancanza di acqua pulita e di qualsivoglia igiene favorisce la contaminazione di almeno due terzi della popolazione. Una tragedia umanitaria che neppure trova misura. Ma intanto l’Occidente tace.