Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il sogno tradito di un’indipendenza promessa da secoli.

di Lorenzo Peluso.

Nel nord dell’Iraq, nella regione del Kurdistan iracheno, non si rinuncia all’indipendenza. Sono trascorsi due mesi da quando il sogno indipendente della regione è stato stroncato dal governo di Baghdad sotto la spinta dello storico nemico turco e soprattutto dopo il passo indietro degli americani che non hanno sostenuto l’impegno assunto verso i Peshmerga, impiegati per oltre due anni sulla prima linea dei combattimenti contro l’Isis, nell’appoggiare il disegno indipendentista della regione. Da alcuni giorni però centinaia di manifestanti sono scesi in piazza in diverse località del Kurdistan iracheno, sfogando la loro rabbia soprattutto verso gli edifici pubblici con numerosi scontro violenti con la polizia irachena. Scontri che hanno prodotto anche alcune decine di feriti. In realtà, ufficialmente le nuove proteste sono il frutto dell’esasperazione del popolo Peshmerga per gli effetti devastanti di una crisi economica che ha investito da due anni circa la regione autonoma. Una crisi che ha costretto le autorità locali della capitale regionale di Erbil a tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici, compresi i miliziani Peshmerga. La situazione più grave è nella città di Kufri, a sud di Suleimaniya, scontri violenti però sono stati registrati anche a Koya, a pochi chilometri da Erbil. La città strategica di Suleimaniya, posta vicino al confine iraniano, ora è a rischio disordini. Nelle ultime ore  manifestanti anche armati, hanno appiccato il fuoco alle sedi dei principali partiti curdi e ad una sede della polizia stradale. L’intervento delle forze di sicurezza in città è stato immediato con raffiche di spari in aria per disperdere la folla radunata in piazza.  Cresce il malessere della popolazione locale che non si è rassegnata al disegno indipendentista dell’intera regione. I timori principali sono per ciò che potrebbe accadere alla città di Kirkuk dove vivono oltre un milione di abitanti. Lo scorso mese di ottobre, dopo il fallito referendum per l’indipendenza curda, da Kirkuk sono andati via almeno centomila curdi, dopo che l’esercito di Baghdad ha ripreso il controllo della provincia contesa.  un’area strategica quella di Kirkuk, una delle zone più ricche di petrolio nel nord dell’Iraq. La bocciatura del referendum costrinse i Peshmerga a ritirarsi e non combattere ma a distanza di due mesi, si riaccende il focolaio anti iracheno. la questione del popolo curdo ha una radice profonda. Un popolo che non ha mai ottenuto uno Stato nazionale permanente, che si snoda tra la regione montuosa che attraversa i confini della Turchia, della Siria, dell’Iraq e dell’Iran. Dal 1920, con il trattato di Sèvres, firmato alla fine della prima guerra mondiale tra le potenze alleate e l’impero ottomano, i curdi sperarono nella concretizzazione del loro Stato. La promessa tradita, già da allora in quel trattato che prevedeva potessero vivere in autonomia entro dei confini che dovevano essere definiti da una commissione della Società delle Nazioni designata allo scopo, non si è mai realizzata. Nonostante tutto, nella piccola regione del Kurdistan iraniano, il 22 gennaio 1946 i curdi riuscirono ad avere un loro piccolo Stato, la Repubblica di Mahabad, ispirata e fondata dal Partito democratico curdo, ma che non venne riconosciuta da nessuna delle potenze alleate e durò soltanto undici mesi. Dal 1961 poi, i curdi nell’Iraq settentrionale, hanno imbracciato le armi ed hanno combattuto i governi iracheni e iraniani. L’ammorbidimento delle diverse posizioni ed una sorta di autonomia economica e legislativa, aveva portato nella regione del Kurdistan iracheno ad una sorta di accettazione della condizione imposta dai governi stranieri, la Turchia innanzitutto. Ora però, dopo l’ennesima promessa di indipendenza ricevuta dalle forze della coalizione internazionale anti Isis, la situazione è degenerata con l’indizione del referendum dello scorso settembre. Ma ancora una volta, nonostante il percorso democratico del voto, il sogno curdo è stato tradito.