Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il sogno e la speranza di don Guglielmo.

di Lorenzo Peluso

don guglielmo

Lo si capisce subito che si tratta di un uomo speciale. Al primo sguardo, al primo cenno di intesa, si comprende che quel suo essere parroco è una missione che va ben oltre l’abito talare. Don Guglielmo Manna, da circa quarant’anni a Gioi Cilento, è il custode assoluto del segreto della grande bellezza che contraddistingue una piccola comunità del Cilento interno. In verità non è semplicissimo raggiungere Gioi. La strada non è agevole, anzi, tortuosa e sconnessa. Dalla distanza però, si percepisce, man mano che il borgo si avvicina, anche dall’imponenza del campanile che svetta verso il cielo azzurro che si staglia netto dal verde intenso delle montagne circostanti, che quella chiesa ha un ruolo di assoluta importanza per la comunità di Gioi. Poco meno di mille abitanti, ora. nei secoli un paese laborioso e ricco di storia dove i segni, anche urbanistici raccontano, se li si osserva. Al centro della piazza, a poche centinaia di metri dalla Chiesa di culto Mariano, la casa canonica. Una vetrina che mostra alla piazza la sua ricchezza, quasi un invito ad entrare, anche al visitatore più disinteressato. Centinaia di libri, meticolosamente catalogati e sistemati lungo le pareti. Storia, geografia, politica, filosofia, narrativa; una sezione dedicata ai soli libri che raccontano del Cilento. Al centro della stanza, un tavolo rettangolare e le sedie, scomposte, i ragazzi il giorno prima, in modo disordinato non le hanno rimesse al proprio posto. Una scala, per accedere ai piani più alti delle preziose scaffalature in legno che custodiscono lo scrigno del sapere. Libri di diritto, persino una raccolta di leggi dello Stato. Una scrivania di lato, un computer ed una poltrona da salotto. Poi una vetrinetta, all’interno vecchi cimeli conservati gelosamente da don Guglielmo. Macchine da scrivere, registratori portatili. Un microfono da studio radiofonico anni ’60. Insomma un tesoro inestimabile. Un patrimonio di cultura che ogni giorno don Guglielmo rende vivo con la presenza dei giovani del paese che qui trovano il loro momento di incontro e confronto. La Biblioteca “Enzo Infante – Un Libro al mese”. Il dono più bello che un sacerdote può lasciare ad una comunità cui ha dedicato la sua vita. Una bella persona don Guglielmo. Parla, racconta, non si ferma. Un fiume in piena. Una bella chiacchierata, da vecchi amici, anche se ci siamo appena conosciuti. E’ orgoglioso don Guglielmo di quella sua biblioteca, anzi non sua, dei giovani, della comunità di Gioi. Lui non ha fatto altro che allestirla, raccogliere e catalogare libri su libri. Lui non ha fatto altro che realizzare un luogo di cultura unico dove il sapere diviene patrimonio collettivo e condiviso. Poi la rivelazione ed il desiderio: “si, è una bella biblioteca, ma quando non ci sarò più, quando i libri che sono al piano superiore, i miei, quelli che sono nella mia modesta abitazione, arricchiranno questo luogo, allora sarà altro, sarà magnifica, straordinaria” così mi dice don Guglielmo. Dopo un lungo abbraccio, fraterno direi, lascio don Guglielmo e mi si affaccia nella mente, quasi frastornata, un interrogativo: cosa deve fare un parroco per la sua comunità? Di chi si deve occupare un prete in un piccolo paesino? Oltre alla cura dello spirito, oltre a celebrare messa, a curare in modo maniacale una splendida chiesa ed amare i suoi parrocchiani, cosa deve fare un prete? la risposta è quasi immediata, è la lezione di don Guglielmo: occuparsi dei giovani, anche se pochi, seminare e coltivare la conoscenza nei giovani, spingendoli e stimolandoli non solo alla condivisione di spazi e luoghi ma soprattutto alimentando quel senso di curiosità del sapere per poter sperare, per poter resistere e magari anche tornare. Una bella persona davvero don Guglielmo.