Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il sogno di diventare cittadini italiani e le chiacchiere inutili e strumentali.

di Lorenzo Peluso.

Come spesso piace fare a noi italiani, ci disperdiamo in chiacchiere e sposiamo battaglie in alcuni casi inutili. Fiumi di inchiostro ed ore e ore di discussioni, inutili, nei talk televisivi, per discutere di un tema che crea preoccupazione, immotivata, ed alimenta la distanza verso gli stranieri. Parliamo ovviamente dello ius soli. Dunque, proviamo a fare chiarezza su cosa esattamente prevede il disegno di legge arenatosi in Senato. Oggi per diventare cittadini italiani si fa riferimento alla legge 91 del 1992 che si basa principalmente sullo ius sanguinis. Tradotto: un bambino è italiano se almeno uno dei genitori è italiano, mentre un bambino nato da genitori stanieri diventa italiano al compimento dei 18 anni e se fino a quel momento ha risieduto in Italia legalmente e ininterrottamente. Qui trovate un utile schema. C’è poi la Residenza continua. Dopo dieci anni di residenza in Italia può essere richiesto lo status civitatis qualora uno straniero dimostri di avere redditi sufficienti al sostentamento, di non avere condanne penali e in assenza di impedimenti per la sicurezza della Repubblica. Per uno straniero con cittadinanza europea, la permanenza ininterrotta nel nostro Paese si riduce a quattro anni. Riconosciuto anche il Matrimonio. Si può diventare italiani anche iure matrimonii, sposando appunto un cittadino italiano, dopo due anni di residenza legale in Italia o dopo tre anni di matrimonio se residenti all’estero (termini ridotti della metà in presenza di figli nati o adottati dai coniugi), a condizione di assenza di precedenti penali. Una fattispecie, questa, riconosciuta dal prefetto della provincia di residenza della persona che ne fa richiesta. La proposta del Governo che ha acceso il dibattito in Italia è molto semplice. Approvato alla Camera nel 2015, il ddl 2092 di iniziativa popolare (“Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza”) è fermo al Senato in attesa di approvazione (qui potete seguire l’iter). E’ rimasta bloccata per un anno e mezzo nella commissione affari costituzionali di palazzo Madama perchè l’opposizione, in particolare la Lega nord, ha presentato decine di emendamenti. La legge è sostenuta dal Partito Democratico, mentre sono contrarie le principali forze di opposizione: Forza Italia e Lega Nord. Il Movimento 5 Stelle ha deciso di astenersi, come già aveva fatto alla Camera. La legge in discussione al Senato introduce due nuovi diritti soggetti al rispetto di certe condizioni: Ius soli temperato: In base al primo un figlio di stranieri può ottenere il diritto alla cittadinanza se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia con diritto di soggiorno illimitato o permesso di soggiorno della UE; Ius culturae: Nel secondo caso possono chiedere la cittadinanza i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che abbiano superato almeno un ciclo scolastico.
Quanto ai genitori, il diritto di soggiorno permanente è riconosciuto a chi abbia soggiornato legalmente in via continuativa per 5 anni in Italia.  Necessari altri tre requisiti per gli extracomunitari: alloggio idoneo a termini di legge, superamento di un test di conoscenza della lingua italiana e reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale. Da questo permesso sono esclusi gli stranieri pericolosi per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato. In tutto questo, comunque la pensiate, non si può non ricordare che  i minori nati in Italia da madri straniere dal 1999 a oggi sono 634.592 (assumendo che nessuno di loro abbia lasciato l’Italia). Per quanto riguarda lo ius culturae, sono invece 166.008 i ragazzi stranieri che hanno completato almeno cinque anni di scuola in Italia, non tenendo conto degli iscritti all’ultimo anno di scuole superiori perché maggiorenni. Dunque, mi chiedo e vi chiedo, di cosa stiamo parlando?