Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il senso civico e l’amore per i nostri figli, per il loro futuro.

di Lorenzo Peluso

La lotta alla criminalità la si può realizzare solo alzando la testa, guardando in faccia il nemico sociale che si annida nelle nostre comunità. Il silenzio, il tacere, è parte di un processo di radicamento di fenomeni criminali che se sottovalutati, come spesso accade, si trasformano in breve tempo in situazioni stanziali con effetti devastanti dal punto di vista della legalità. La forza di reazione della società civile deve essere la denuncia. Se si lascia il tempo di poter agire indisturbati, mezzi delinquenti comuni, si trasformano in un tempo limitato, in criminali che ramificano i loro tentacoli e mettono a rischio fette importanti della società. Ci sono esempi concreti che danno valore a questo ragionamento. Proviamo a comprendere ad esempio cos’è oggi il fenomeno ‘ndrangheta che non è più un problema calabrese ma è diventato un problema sociale italiano e mondiale. Nell’ultimo rapporto della Direzione investigativa antimafia emerge che le attività di ‘ndrangheta sono estese a livello internazionale con lo scopo di riciclare e reimpiegare i proventi illeciti di attività  criminose, principalmente legate al narcotraffico e proiettate verso il gioco d’azzardo. L’obiettivo molto semplice è quello di radicarsi ed infiltrarsi nel tessuto economico e finanziario di città e piccoli paesi. Non ci sono dubbi sul modus operanti delle ‘ndrine che diversamente dalla camorra o dai gruppi di mafia siciliana, riconoscono la presenza di piccoli delinquenti locali, insomma entrano in contatto con fenomeni criminali autoctoni e ci scendono a patti. Gli lasciano lo spazio di manovra, li fanno agire, nel mentre ne iniziano il controllo e l’affiliazione. Gli esempi più chiari si riscontrano nel Lazio. Ad esempio la ‘ndrina Gallace-Novella di Guardavalle, nel catanzarese dal 2013 si è infiltrata in questo modo sul litorale laziale, ad Anzio e Nettuno, tessendo rapporti con famiglie criminali del posto, i Romagnoli e gli Andreacchio, alimentando e poi controllando lo spaccio di stupefacenti. Le prove di queste relazioni criminali emergono dalle inchieste giudiziarie “Venusia” e “Caracas”.  L’esperienza maturata dagli investigatori in tale senso porta quindi ad evidenziare come l’arma vincente per poter sconfiggere l’infiltrazione criminale di fenomeni preoccupanti legati a ‘ndrangheta e camorra, in aree apparentemente vergini come possono essere i territori di confine tra Campania e Calabria, è l’individuazione e l’isolamento dei piccoli delinquenti locali che nel tempo possono rappresentare il punto di ingresso in società sane di fenomeni altamente pericolosi. Insomma la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, dobbiamo convincerci di questo, non sono problemi distanti da noi. Tanto più fingiamo di non vedere, tanto più diamo il tempo e l’occasione a piccoli delinquenti di borgata di trasformarsi in criminali comuni. I tentacoli poi del male, del crimine, si estendono velocemente favoriti, soprattutto nelle piccole comunità da quel senso di apparente sottovalutazione del fenomeno. Spesso, quando ci si accorge della presenza di questi delinquenti è già tardi. Nella tradizione culturale del Sud un detto recita: “mittit co’ chi è meglio re te e fange e spese”. Insomma, se si investe nel alzare l’asticella sociale, ogni giorno, cercando di migliorare le condizioni della società, favorendo l’incontro della comunità con fenomeni culturali e sociali di spessore, allora pian piano c’è da essere certi che la società ed i cittadini ne trarranno beneficio, perché invogliati e stimolati a migliorasi, ad emulare nel bene, nel meglio. Viceversa, accade lo stesso processo. Il fenomeno delinquenziale assume i contorni dell’emulazione, se lo si lascia agire. Ecco, questo possiamo e dobbiamo fare tutti. Individuare ed isolare i piccoli delinquenti comuni, che ci sono ovunque. Una volta isolati, per il loro agire, sono riconoscibili. A quel punto, togliendogli lo spazio di manovra è più semplice per le Forze dell’ordine agire. Fermarli. Ce lo chiede il senso civico e l’amore per i nostri figli, per il loro futuro.