Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il punto – Questione Clima: ENEA, sette nuove aree costiere a rischio inondazione in Italia

di Francesco Pacchiano.

Sette nuove aree costiere italiane a rischio inondazione per l’innalzamento del Mar Mediterraneo a causa dei cambiamenti climatici e delle caratteristiche geologiche della nostra penisola. È quanto stima l’ENEA attraverso nuove misure che indicano una ‘perdita’ di decine di chilometri quadrati di territorio entro fine secolo. In Italia continentale sono state individuate quattro località, tutte sul versante adriatico: tre in Abruzzo – Pescara, Martinsicuro (Teramo) e Fossacesia (Chieti) – e una in Puglia –Lesina(Foggia) – con conseguente previsione di arretramento delle spiagge e delle aree agricole. Le altre tre zone, invece, sono tutte sulle isole con differenti estensioni a rischio che vanno  dalle poche centinaia di m2 di territorio a Marina di Campo sull’Isola d’Elba (Livorno), ai circa 2 km2 di Valledoria (Sassari), fino ai 6 km2 di perdita di territorio a Granelli (Siracusa). La mappatura delle sette nuove aree costiere italiane a rischio inondazione va ad aggiungersi a quelle già individuate dall’ENEA nell’area costiera dell’alto Adriatico compresa tra Trieste, Venezia e Ravenna, nel golfo di Taranto e nelle piane di Oristano e Cagliari. Ma altri tratti di costa a rischio sono stati rilevati in Toscana, Versilia, nel Lazio Fiumicino, Fondi e altre zone dell’Agro pontino, in Campania piane del Sele e del Volturno e in Sicilia le aree costiere di Catania e delle isole Eolie. “Il Mediterraneo”, ci spiega il climatologo Gianmaria Sannino dell’ENEA,” ha caratteristiche del tutto particolari: prima di tutto assomiglia più a un lago che a un mare, in quanto bacino semichiuso ‘alimentato’ principalmente dall’Oceano Atlantico, attraverso lo Stretto di Gibilterra, ma anche dal Mar Nero attraverso lo Stretto dei Dardanelli. Questo travaso di acque avviene perché l’Atlantico è più alto di 20 cm e il Mar Nero di 50 cm rispetto al Mediterraneo, il cui livello è comunque stimato in crescita nei prossimi anni per l’aumento delle temperature”. Queste nuove mappe di rischio allagamento sono state presentate da ENEA nel corso del vertice su cambiamenti climatici e variazione del livello del Mediterraneo, che ha organizzato  a Roma e che ha riunito, per la prima volta in Italia, esperti italiani di organizzazioni nazionali e internazionali, tra le quali: Ministero dell’Ambiente, MIT di Boston, CNR, ISPRA, INGV, CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici). Al centro del summit operativo, la presentazione di un nuovo modello climatico, a cui stanno lavorando, con il proprio supercalcolatore, i ricercatori dell’ENEA, in collaborazione con il MIT di Boston e la comunità scientifica italiana. CRESCO6 ha il compito di integrare dati oceanografici, geologici e geofisici per realizzare previsioni di innalzamento del livello del Mediterraneo molto dettagliate e a breve termine. “Finora le nostre proiezioni di aumento del livello del mare si sono basate sui dati dell’IPCC, la maggiore istituzione mondiale per il clima, che stimano l’innalzamento globale delle acque marine fino a quasi 1 metro al 2100. Ma questi dati difettano di dettagli regionali”, aggiunge Sannino “e per colmare questa lacuna stiamo realizzando un modello unico al mondo che combina diversi fattori come: la fusione dei ghiacci terrestri, principalmente da Groenlandia e Antartide, l’espansione termica dei mari e degli oceani per l’innalzamento della temperatura del Pianeta, l’intensificarsi di fenomeni meteorologici estremi e dalle maree, ma anche l’isostasia e i movimenti tettonici verticali che caratterizzano l’Italia; un paese geologicamente attivo dove si manifestano con grande frequenza bradisismi e terremoti anche nelle aree costiere.” Riuscire a produrre proiezioni più dettagliate e localizzate sull’innalzamento dei mari e degli oceani potrebbe, e speriamo dovrebbe, contribuire al tanto evocato cambiamento di rotta sulle emissioni dei gas a effetto serra, a livello globale. “Negli ultimi 200 anni”, infatti,” il livello medio degli oceani è aumentato a ritmi più rapidi rispetto agli ultimi 3 mila anni, con un’accelerazione allarmante pari a 3,4 mm l’anno anno solo negli ultimi due decenni” sottolinea Fabrizio Antonioli dell’ENEA, che aggiunge come ”l’aumento atteso del livello del mare entro il 2100 modificherà irreversibilmente la morfologia attuale del nostro territorio, con una previsione di allagamento fino a 5.500 km2 di pianura costiera, dove si concentra oltre la metà della popolazione italiana”.