Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il punto di vista – Il virus e l’inefficienza della modernità

di Michele Schiavone, segretario generale del Cgie.

A fronte delle numerose Conferenze e delle campagne mondiali per prendere delle misure condivise sui cambiamenti climatici ai quali assistiamo, oramai da un decennio, con dubbi successi; di rimando l’insipienza e i tanti tentativi mal riusciti per garantire e assicurare la sicurezza materiale e delle persone al tempo della globalizzazione, è bastato allentare la guardia sulla sanità, ovvero a misconoscere la vulnerabilità del sistema sanitario mondiale per verificare gli effetti devastanti di un virus patogeno insediatosi negli ingranaggi della stessa globalizzazione per creare allarmismi sociali su vasta scala, per paralizzare il commercio mondiale, la libera circolazione delle persone e la libertà individuale in diversi paesi. Trattasi di un episodio banale o accidentale che, se riconosciuto e affrontato in tempo, sarebbe stato circoscritto al luogo dove si è manifestato. Invece, costatiamo a malincuore che, dove non è riuscita la scienza e la volontà dell’ordine costituito, ha potuto il coronavirus: in pochi giorni sono state erette barriere, sono state ripristinate le frontiere tra confini nazionali, regioni, province, comuni e quartieri. In pochi giorni ci siamo resi conto del valore della libertà di movimento, dell’importanza dell’interconnessione tra valori materiali e immateriali, che travalicano i confini geografici e ideali ai quali siamo abituati almeno in Europa dalla fine della seconda metà del secolo scorso. In molti ricordiamo l’euforia e i sentimenti legati al senso dell’abbattimento del Muro di Berlino, che portava seco il superamento dei particolarismi, la libertà collettiva come affermazione di società aperte all’integrazione nelle quali far affermare la modernità e la scienza, riflessi della conoscenza e del sapere, genesi di quel sentimento che trent’anni prima dall’ora portò l’uomo sulla luna e avviò la strada alla longevità degli esseri umani. La cruda realtà di queste ultime settimane ci porta indietro di quattrocento anni, quando negli stessi luoghi narrati dal Manzoni nella sua opera magna de “I promessi sposi” fa riemergere con virulenza la paura e la fobia collettiva causate allora dalla peste. I patemi che questi giorni stanno vivendo le popolazioni delle regioni settentrionali italiane, quelle aree più industrializzate e motore economico del nostro paese, messe in ginocchio dal virus. dovrebbero spingerci a dotarci dello strumento più efficace contro di esso: cioè di un organo di prevenzione sanitaria di livello continentale, dotato dei poteri e degli strumenti adeguati alla funzione, in attesa di poter fare altrettanto al livello mondiale con il necessario potenziamento dell’OMS. Perché mondiale è la dimensione del problema, e in questo circuito ci sono molti nostri connazionali impossibilitati a raggiungere il nostro Paese o a partire per star vicino alle proprie famiglie, sincero è il riconoscimento verso il governo italiano per la prontezza e l’iniziativa assunte in questa difficile partita sanitaria, che ci auguriamo di vincere al più presto.