Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il punto di vista – Il prossimo 7 marzo ci sarà la lettura della sentenza relativa al processo Chernobyl

di Roberto De Luca, responsabile della sede Codacons Vallo di Diano.

Salerno – Si leggeva così nella richiesta di rinvio a giudizio dei 38 indagati nell’ambito dell’inchiesta denominata Chernobyl condotta dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere tra gennaio 2006 e giugno 2007: … smaltimento illecito di imponenti quantitativi di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, allo stato solido, liquido e semiliquido, rifiuti costituiti in particolare da fanghi da depurazione delle acque reflue urbane e sabbie provenienti dal trattamento delle acque reflue, nonché rifiuti liquidi provenienti dal porto di Napoli, da ospedali e lidi balneari del litorale domizio, e da una pluralità di fosse settiche di impianti ospedalieri e strutture private, per una quantità di rifiuti illecitamente smaltiti stimabile in circa 980.000 [tonnellate, n. d. r.]  in circa 18 mesi… Dopo una lunga serie di rinvii, a iniziare dal 17 dicembre 2014, il 31 gennaio 2018 è stato ascoltato in aula l’unico teste dell’accusa: un maresciallo maggiore del NOE che aveva preso parte alle indagini. In aula si è fatto riferimento a rifiuti speciali non pericolosi e alla sola matrice liquida. Intanto, nel già citato documento della Procura di Santa Maria Capua Vetere si può leggere: venivano smaltiti illegalmente fanghi tossici…fanghi assolutamente pericolosi in quanto rifiuti speciali da smaltire in discarica…    Il Pubblico Ministero ha effettuato la propria requisitoria in aula il 14 febbraio 2018. Egli ha chiesto l’assoluzione per il solo capo d’imputazione sopravvissuto agli 11 lunghi anni dalla chiusura delle indagini, ossia, il disastro ambientale (tutti gli altri reati contestati sono già prescritti). Si dovrebbe quindi prendere in considerazione il fatto che, non esistendo un impianto accusatorio solido, le 980mila tonnellate di rifiuti illecitamente smaltiti potrebbero anche non costituire un danno così ingente per l’ambiente da dar luogo a un cosiddetto “disastro ambientale”. Tanto più che in aula si è parlato di rifiuti speciali non pericolosi. Il prossimo 7 marzo 2018 si tornerà in aula per la lettura della sentenza. Dopo il clamore di questi giorni sullo smaltimento dei rifiuti in Campania, forse l’opinione pubblica potrà finalmente trovare un momento di conforto rispetto ai fatti legati ai processi quali, ad esempio, il processo Cassiopea. Potranno così essere smentiti, almeno in questo caso, i toni allarmistici della brava giornalista Rosaria Capacchione che in un suo articolo su Il Mattino del 5 luglio 2007 così esordiva: «Rifiuti tossici, Campania come Chernobyl». Sottotitolo: Smaltimento fuorilegge dei fanghi, scorie utilizzate come concime: 38 arresti, sequestrati 4 depuratori. Infatti, le inchieste e i successivi processi denominati Cassiopea e Chernobyl non possono essere considerati alla stessa stregua. Nonostante il fatto che entrambi i processi siano stati incardinati– inizialmente – a Santa Maria Capua Vetere, a seguito del rinvio a giudizio di due diversi gruppi di persone che si occupavano di smaltimento di rifiuti. Tanti rifiuti, a leggere le carte della Procura. E nononstante il fatto che il capo di imputazione più grave in entrambi i processi sia proprio il disastro ambientale (prescrizione: 12 anni). Per Cassiopea, infatti, le indagini si chiudono nel 2001 e il processo da Santa Maria Capua Vetere viene spostato a Napoli per un’eccezione della difesa. Dal Tribunale di Napoli il processo viene poi di nuovo trasferito a Santa Maria Capua Vetere, dove si estingue nel 2013. Per Chernobyl non è così. Dopo 11 anni, infatti, c’è una richiesta di assoluzione a Salerno, dove il processo è stato trasferito da Santa Maria Capua Vetere. Dal prossimo 7 marzo sarà quindi possibile far nascere un nuovo futuro fatto di consapevolezza, di sostenibilità dei processi produttivi, di rispetto per l’uomo e per l’ambiente, e di partecipazione vera ai processi democratici del Paese.