Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il profumo dell’olio d’oliva di Nangarhar

di Lorenzo Peluso.

Dei miei tanti viaggi al seguito dei militari italiani nelle missioni internazionali, ho sempre apprezzato molto l’utilizzo dei fondi della cooperazione italiana. Risorse che hanno consentito di realizzare scuole, strade, pozzi. La biblioteca di Herat, solo per fare qualche esempio. L’impegno italiano ha davvero un valore di solidarietà e di condivisione della crescita dei paesi dove siamo impegnati. Ho scoperto di un progetto molto interessante che gli italiani stanno portando avanti nella provincia di Nangarhar in Afghanistan. Un progetto che mira al miglioramento del settore olivicolo, in particolare alla produzione di olio d’oliva in una provincia dove ci sono 1.500 ettari di uliveti, di cui una buona parte da riabilitare. Nei giorni scorsi e’ cominciata la produzione di olio alla Nangarhar Valley Agriculture Corporation a Jalalabad che dal 26 agosto può contare su un frantoio donato dalla Cooperazione Italiana. Accanto alle operazioni di assemblaggio e collaudo dell’impianto, trasportato in Afghanistan dal Ministero della Difesa Italiana, si è svolta la fase di addestramento del personale afghano, a cura dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo. Nei giorni scorsi è cominciata la prima fase di produzione, in cui le olive non hanno ancora raggiunto la piena maturazione. Il frantoio sta lavorando circa 700 kg di olive all’ora con una resa d’olio dell’8%. Ma una volta che le olive raggiungeranno la piena maturazione, la spremitura potrà arrivare ad un massimo di 1.000 kg all’ora con una resa di circa il 10%, considerata ottima per questa provincia. E’ anche questo il modo per aiutare l’Afghanistan. Pur vero è che le risorse che il nostro Paese stanzia per la cooperazione tendono a diminuire anno dopo anno. I dati del  ministero delle finanze indicano in  5.077 milioni di euro nel 2019, 4.654 milioni nel 2020 e a 4.702 milioni nel 2021 di fondi di bilancio destinati alla cooperazione. Sono risorse importanti, certo.  Va certamente ricordato che nel caso dell’Afghanistan il nostro Paese per il contingente schierato tra Herat e Kabul spende circa 120 milioni, circa il 10% dell’intera spesa delle missioni estere. Presto, pare, lasceremo il Paese degli aquiloni; questo certo contribuirà ad abbassare la spesa ma chissà se servirà ad un Paese che da 18 anni prova a liberarsi da soprusi ed oppressioni, da violenze e povertà. Intanto, grazie agli italiani, l’olio d’oliva afghano è una realtà.