Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il prezzo da pagare. Ancora tre morti americani in Afghanistan.

di Lorenzo Peluso.

Non si può davvero comprendere cosa accade in Afghanistan se non si accetta il fatto che ogni giorno c’è un prezzo alto da pagare per continuare a starci. Un prezzo altissimo che stanno pagando gli afghani, innanzitutto, ed insieme a loro, i militari americani. Non si arresta l’ondata di violenza scatenata oramai da alcuni mesi in Afghanistan, nonostante i tentativi di conciliazione, mediazione e dialogo intrapresi dalla coalizione internazionale e dalla NATO, soprattutto con i talebani. Ultimo sangue versato, in ordine di tempo, ieri con la morte di tre militari americani, rimasti uccisi dall’esplosione di un ordigno sul ciglio della strada nella provincia afghana di Ghazni, altri tre sono rimasti feriti. nell’esplosione è rimasto gravemente ferito anche un contractor americano. Come da prassi, le identità delle vittime non sono state rese note perché non ancora comunicate alle famiglie. Un portavoce delle forze Usa, Ubon Mendie, ha precisato che i feriti sono stati evacuati. L’attacco, al momento, non è stato ancora rivendicato. E’ chiaro comunque che la matrice possa essere riconducibile ai  talebani che hanno una presenza molto attiva nella provincia di Ghazni e lo scorso agosto hanno tentato di prendere il controllo del capoluogo. va infatti ricordato che Ghazni è stata l’unica provincia in cui non si sono potute tenere le elezioni parlamentari lo scorso ottobre. Lungo e complesso il processo di pace in un paese che non riesce, nonostante tutto lo sforzo compiuto in questi anni, a trovare una dimensione ed un equilibrio tra le diverse etnie presenti. I fronti di scontro sono molteplici. Se i talebani sono la maggioranza dei combattenti attivi nel paese, dove controllano tutta zona a sud ed ovest, non bisogna sottovalutare gli Haqqani, che controllano la zona centrale dell’Afghanistan, tra Ghazni e Zareh Sharan, lungo il confine a sud del Pakistan. Gli Hezbe e Islami Gubbudin sono insediati ad est della capitale Kabul con un cuscinetto che li separa dalla zona controllata agli Haqquani, sotto il controllo degli Hezbe e Islami Kaliz. Più ad est, fino alla cittadina di Saidu, sono insediati i Tehrik i Nefaz. Più a nord, diversi i territori controllati dagli Islamic Movement of Uzbekistan. Ma non è tutto. Nei distretti a sud della capitale infatti insistono diverse concentrazioni di adepti di al- Qa’ida. Una mappa, come è evidente, che mostra l’enorme difficoltà nell’aprire un dialogo costruttivo con forze che potrebbero, viceversa, rappresentare le proprie istanze in sede politica. In tutto questo, rimane, l’influenza esterna, moto capillare, di paesi che hanno grossi interessi a non favorire la stabilità del paese. L’Iran certamente, ma anche la Russia, l’Arabia Saudita e non ultima la Cina. Senza dimenticare, l’influenza americana soprattutto sull’attuale establishment di kabul.