Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il popolo di Sanza non ha bisogno di difensori

di Lorenzo Peluso

“Il popolo di Sanza non ha bisogno di difensori”. Il Vicesindaco Toni Lettieri ritorna sulle affermazioni Edoardo Vitale, magistrato, presidente della Sezione civile al tribunale di Napoli, intervenuto a Sanza nel convegno “Sanza, la sentinella del sud” organizzato dall’associazione Sud e Civiltà. Alle tesi di Vitale che non condividiamo, rispondiamo con la lucida ed attenta analisi proposta dallo storico e prof. Carmine Pinto. “Il brigantaggio era un fenomeno plurisecolare. Il banditismo rurale era del resto largamente diffuso in tutte le società europee e non, fino all’Antico regime, per molti aspetti ancora durante il XX secolo inoltrato. Nel Mezzogiorno italiano il brigantaggio era sempre esistito in questa forma, assumendo colori e bandiere politiche nelle grandi fratture della storia del regno (come alla fine del Cinquecento o alla metà del Seicento). Nel mondo feudale il banditismo era spesso attore delle lotte tra fazioni e gruppi territoriali. Pertanto, quando negli anni Novanta del Settecento le conseguenze della guerra e della rivoluzione in Francia e in Europa coinvolsero il regno di Napoli, il banditismo diventò ancora una volta un soggetto politico”. Una tesi riportata dal prof. Pinto, autore del libro La guerra per il Mezzogiorno. Italiani, borbonici e briganti 1860-1870 edito da Laterza. Non sono piaciute per nulla le esternazioni del magistrato Vitale quando ha visto il sindaco d Sanza, Vittorio Esposito, lasciare la sala. Una versione, quella proposta dagli esponenti  dell’associazione Sud e Civiltà in contrasto con la storia ufficiale. “Pisacane ha aperto le porte al saccheggio del sud e delle nostre terre. La spedizione fu finanziata dal padre fondatore della massoneria” ha affermato Ennio Apuzzo,  ricercatore e storico dell’associazione. “Non solo riconosciamo la storia ufficiale e la narrazione dei fatti che si svolsero a Sanza nel luglio del 1857, ma soprattutto troviamo conferma nell’agire del popolo sanzese nella vicenda di Pisacane, dalla storiografia e dai testi dello storico Felice Fusco che ringraziamo per il prezioso lavoro svolto per dare risposte veritiere sui fatti che accaddero a Sanza” ha affermato il sindaco Vittorio Esposito. “Sulle esternazioni del magistrato Vitale, neppure commento, un video di quanto detto in seguito al mio allontanarmi dalla sala è sufficiente a spiegare e rispondere alle sue esternazioni” ha aggiunto il sindaco Esposito. “Mi convince molto ciò che afferma il prof. Carmine Pinto, nel suo ultimo libro, ossia che “il brigantaggio fu uno degli strumenti operativi della controrivoluzione borbonica, all’interno di un contesto di relazioni e mentalità ancorate all’Antico regime. Come brigantaggio politico fu utilizzato affiancando l’esercito controrivoluzionario del cardinale Ruffo nel 1799, poi come forza irregolare nel Decennio francese. Nell’immaginario legittimista diventerà una componente del patriottismo borbonico. Nei decenni successivi, mentre molti capi di formazioni del Decennio entravano nell’establishment borbonico, il fenomeno recuperò le dimensioni tradizionali di banditismo rurale. Pertanto, quando guerra e rivoluzione travolsero ancora una volta il regno nel 1860, il brigantaggio politico diventò una delle opzioni per la resistenza borbonica al nuovo stato italiano. Concordo con il prof Pinto che il brigantaggio non fu né una cosa, né l’altra. Fu una delle espressioni politiche, sociali e criminali della crisi dell’unificazione nel Mezzogiorno, condizionato da eredità e tradizioni di lungo periodo” conclude il sindaco Esposito. Alle esternazioni di Vitale: “Stiamo facendo qualcosa di storico oggi perché mettiamo in dubbio la versione ufficiale della storia. A Sanza il popolo ha fatto qualcosa di eroico, per puro amor di patria, a rischio della vita, contro quei 300 rivoluzionari. Eroi e martiri poiché le guardie urbane furono uccise senza processo” risponde il Vicesindaco di Sanza, Toni Lettieri. “Sanza non ha bisogno di difensori, quel che accadde il 2 luglio del 1857 è solo ciò che sarebbe accaduto in ogni piccolo paesino del sud, che certamente era pronto a difendere le proprie case e le proprie terre da briganti, ladri ed assassini, perché così erano stati raccontati alla gente. Contadini che purtroppo non conoscevano lo spirito liberare che stava nascendo in quel momento e che accompagnava la spedizione di Pisacane. Ogni strumentale  ricostruzione di quei fatti è respinta al mittente” ha concluso Lettieri.