Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il pane, i gesti ed il silenzio.

di Lorenzo Peluso.

E’ sempre, l’ultima cosa che gli vedo fare, prima di alzarsi da tavola. Tutte le sere, passo a salutarli, di rientro dal lavoro. Lo faccio sempre, qualche volta mi fermo alcuni minuti in più, spesso saluto e scappo via, è già tardi. Quasi sempre li trovo ancora a tavola per la cena. Alla fine della cena, che coincide con il mio rientro a casa da lavoro. Mio padre e mia madre. Lui mi saluta, mi chiede come va, nel mentre con un movimento cadenzato e misurato, senza distrarsi dal ragionamento, con la mano destra rastrella la tovaglia imbandita dalle briciole del pane. Lo fa con un movimento silenzioso, quasi impercettibile. Poi raccoglie tutto nella mano sinistra e la porta alla bocca. Gli ho visto fare tutto questo migliaia, se non milioni di volte. Raccoglie le briciole che si sono depositate in tavola nel gesto di affettare il pane. Lui è fatto così. Il pane è sacro, è il simbolo del sacrificio con il quale, grazie al lavoro, si è potuto crescere con dignità una famiglia. Sempre e solo il lavoro. Mai un inciampo; mai un problema con il quale non si è misurato per trovarne soluzione. Il pane è sacro. E’ simbolo di vita dignitosa, vissuta nel sacrificio dell’emigrazione, del risparmio. Un solo preciso obiettivo: dare ai figli ciò che lui forse non ha avuto. L’opportunità di fare meglio con maggiore semplicità. Perché dunque sprecare quelle briciole, perché lasciarle al pattume? E’ pane, è sacrificio; è lavoro. E’ dignità. Mio nonno gli ha insegnato il rispetto e l’onore della famiglia. Gli ha insegnato il valore dell’onestà e del lavoro. Gli ha insegnato che l’onestà e la dignità valgono molto di più. Lui, mio padre lo ha insegnato a noi figli. Le briciole di pane non sono solo il frutto della giusta mescola tra acqua e farina, ma anche dell’attesa del lievitare, e poi della cottura. Le briciole di pane portano con sé memoria,valori, che vanno oltre il cibo. Il pane è comunione tra relazioni sociali è profondo rispetto della cultura di un uomo, della sua famiglia, della comunità in cui vive. Se il pane è per l’uomo anche riscatto dalla fame è certamente anche rispetto per gli altri, per la parola data. E’ rispetto per l’umanità. Osservo sempre con ammirazione quel gesto di mio padre nel raccogliere le briciole da una tavola che non fa mancare nulla. Eppure, è chiaro non bisogna sprecare, buttare il pane; neppure le briciole. E’il vivere quotidiano, a testa alta, con dignità ed educazione che ti fa imparare ad amare il pane. Se ami il pane allora rispetti e conosci la fecondità e la fertilità della terra; accetti e rispetti il ciclo della vita che conduce alla morte. Conosci e rispetti le regole del benessere di uomini e animali. Se ami il pane conosci il ciclo della vita che si fonde nel lavoro: la semina, la coltivazione, la raccolta. L’educazione ed il rispetto, per se stessi e degli altri, nel raccogliere le briciole del pane mostrano l’amore che hai per il grano. Spesso ho l’impressione che quel gesto sia una preghiere, un ringraziamento. Ecco. Si papà; un ringraziamento che io ti devo per tutto ciò che mi hai insegnato, con i gesti ed il silenzio. Con l’esempio.