Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il nostro vivere quotidiano con lo spread a 300 “all’ora”.

di Lorenzo Peluso.

Ricordo quel giorno a Roma, alla seduta d’esame per professionisti, all’Ordine Nazionale  dei giornalisti, quando il presidente di Commissione, Enzo Iacopino, presidente nazionale dell’Ordine, mi chiese cosa fosse lo spread. Ricordo bene la mia risposta, ed anche la soddisfazione del Presidente. Nulla è cambiato da allora. Ora che lo spread è tornato nel lessico quotidiano degli italiani. La brusca impennata degli ultimi giorni infatti, genera una serie di effetti sulla vita delle persone, alcuni immediati e altri a medio termine. Lo spread è il divario tra i rendimenti di due titoli con carrateristiche simili. Il principale riferimento è la differenza tra i tassi di interesse tra i titoli di Stato di Italia e Germania sulla scadenza a 10 anni. Tale differenza ieri è arrivata a 300 punti ed è il risultato del rendimento del Btp al 3,37% con quello del Bund allo 0,43%. Il drastico ampliamento dello spread ha conseguenze che non si limitano al rendimento dei titoli di Stato ma si propagano su tutte le attività finanziarie ed economiche. Gli effetti vi chederete? Intanto su Bot e Btp. Alcune conseguenze sono immediate. E’ il caso della vendita di titoli di Stato da parte del Tesoro. Da giugno in poi i tassi di interesse sono saliti in modo brusco alle aste di titoli di Stato con il risultato che a fine anno la spesa per interessi da parte del Tesoro potrebbe essere un miliardo in più rispetto alle stime.

Paradossalmente questa dinamica fa percepire un effetto positivo ai piccoli risparmiatori che possono investire a tassi più alti i propri soldi senza valutare l’aumento del rischio. Ciò in quanto l’aumento del rendimento (quindi del rischio) fa scendere il prezzo di un titolo. L’impennata dei tassi di interese sui titoli di Stato rende sconveniente la vendita di Bot e Btp prima della scadenza. Ad esempio se un risparmiatore la scorsa settimana avesse investito 100mila euro nel Btp scadenza 2027, vendendolo oggi incasserebbe un poco meno di 93mila euro. Effetti pesanti anche sui mutui. L’impennata dello spread potrebbe avere riflessi rilevanti sui mutui e sui prestiti e in generale sul flusso del credito verso famiglie e imprese. Per chi detiene un mutuo a tasso fisso i movimenti dello spread non hanno alcun effetto. La sua rata rimarrà la stessa fino alla scadenza. Ciò in quanto i mutui a tasso fisso sono calcolati sul tasso interbancario Irs solo al momnento della stipula per l’erogazione del mutuo. Per i mutui a tasso variabile nell’immediato non ci saranno riflessi. Questa tipologia di mutui è calcolata sulla base del tasso interbancario Euribor (fermo da un paio di anni) e da una maggiorazione decisa dalla banca. In questo tipo di mutuo varia solo la componente Euribor mentre lo spread stabilito dalla banca è fisso. Oggi sul mercato le banche chiedono in media una maggiorazione di 1,60% sull’Euribor con punte fino al 3% e livelli minimi dello 0,70%. Finora la crisi italiana non si è riflessa sull’Euribor ma se dovesse scattare un effetto contagio verso altri paesi euro quel tasso di riferimento uscirà dal torpore (nel 2011 aveva superato il 5%, oggi quello a sei mesi è -0,27%). Un discorso diverso per i nuovi mutui. Il commerciante (la banca) compra il prodotto (il denaro) ad un prezzo (tasso di scambio interbancario) e lo rivende alla sua clientela ricaricato di un margine di guadagno (spread). Se la banca vede salire il costo di acquisto del denaro farà salire il margine chiesto al cliente. Occorre ricordare poi che le banche italiane detengono oltre 300 miliardi di euro di titoli di Stato. Un deprezzamento del valore pesa sui bilanci e sul profilo patrimoniale spingendo le banche a politiche più restrittive nell’erogare prestiti e mutui e quindi chiedendo interessi più elevati.

I movimenti dello spread si riflettono subito sui titoli di Stato. Più interessi uguale a maggior onere del debito pubblico che l’anno scorso è stato pari a 63 miliardi. L’anno prossimo il tesoro dovrà collocare titoli per circa 380 miliardi di euro. Un aumento medio dell’1% dei tassi significa una maggiore spesa per interessi di circa 4,5 miliardi. Con lo spread in area 300 punti la maggiore spesa arriva a 9 miliardi. CCome effetto trascinamento il rialzo dello spread incide sulle coperture assicurative degli investitori. Diventati famosi nella crisi del 2008, i Cds (credit default swap) sono strumenti che consentono a un investitore di assicurare l’investimento contro il rischio di fallimento. A maggio per garantirsi contro il default dell’Italia occorreva pagare 76 euro per assicurare 10mila euro investiti in Btp. Oggi ne servono 256, mentre per un i titoli di Germania, Francia e Gran Bretagna la cifra varia tra 9 e 25 euro. Ai Cds non fanno ricorso i piccoli risparmiatori ma i grandi investitori istituzionali come i fondi pensione che devono garantire l’erogazione delle pensioni. L’allargamento dello spread si riflette anche sull’economia reale se il divario è destinato a essere consistente e per un lungo periodo. Le aziende che ricorrono ai mercati per raccogliere finanziamenti, emettono obbligazioni (come un titolo di Stato per caratteristiche) per le quali dovrebbero riconoscere premi più elevati ai sottoscrittori con conseguente aumento dei costi. Ma lo spread elevato renderà più costosi anche i prestiti bancari per le imprese italiane. Ecco, dunque questa la nostra vita quotidiana vissuta con l’amico-nemico spread.