Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

“Il nostro paese non deve morire”. La visione di Assunta Antonucci.

di Lorenzo Peluso.

Sanza – I bambini fanno il solito casino, per casa, si rincorrono. Io mi siedo sul divano e aspetto. lei, impegnata in cucina, ai fornelli, mi chiede cortesemente di avere pazienza. Sta preparando la cena. Nel mentre però, lo intuisco, prova a tastare il terreno. Prova a capire cosa penso di questa sua scelta. Insomma, dopo un’esperienza non del tutto positiva, nelle vesti di assessore in un’amministrazione comunale che poi naufragò, a poche settimane dalla scadenza naturale del mandato, certo, ora, è coraggioso riprovarci; rimettersi in gioco. Da candidato a sindaco poi. Allora, le dico, hai deciso. Hai accettato la sfida. Ti vuoi candidare. perché? Lei, con molta pacatezza non esita a rispondere: “quando ti accorgi che non basta dire Amo il mio paese, ma occorre fare di più, impegnarsi di più per la comunità in cui hai scelto di vivere, allora capisci che è il momento giusto”. Così dicendo, si siede vicino a  me. “Da bambina ho assistito ad un comizio di Gerardo Chiaromonte, esponente di rilievo del Partito Comunista negli anni ‘80, ne rimasi estremamente colpita: parlava dell’ingiustizia sociale, dello sfruttamento degli operai e dei contadini, del possibile e concreto sviluppo del nostro mezzogiorno. Credo che tutto sia iniziato con quel comizio. La passione politica, l’interesse per le questioni sociali e l’innato senso di giustizia che mi ha portato sempre a scegliere di stare dalla parte dei deboli”. Insomma, una radice forte con un passato fatto di valori che ora purtroppo però si fa fatica a ritrovare. Ma è davvero solo questo? “Certo che no. Poi, tu lo sai, un altro grande amore per la storia del nostro paese lo devo al nostro insegnate delle scuole elementari, Peppino Laveglia. Crescendo ho maturato sempre più l’idea che non potevo non offrire le mie conoscenze e le mie competenze a disposizione di un obiettivo importante che coinvolgesse  la comunità. Migliorare e far crescere il nostro paese. Non ho altri obiettivi se non questo. Tutti i piccoli comuni delle aree interne si stanno spopolando;  è ripresa una massiccia emigrazione verso l’estero e verso il Nord e i nostri paesini sono ormai destinati a scomparire se non ci impegniamo per creare delle prospettive di sviluppo e di crescita”. Certo, lo sviluppo. Ma da dove iniziare? Su cosa intendi puntare per ridare vita al paese? “Le vere grandi risorse del nostro territorio sono i giovani che studiano, che si formano e si specializzano ma se poi non ci preoccupiamo di farli restare qui,  chi potrà mettere a frutto le risorse naturali, le risorse del paesaggio e del turismo se non abbiamo le competenze necessarie e le energie vitali e giovani per farlo? E’ questo il punto centrale della mia visione per Sanza. Se i nostri paesi rimangono bomboniere vuote, presepi a cielo aperto, senza le generazioni che possano viverci e rimanerci per lavorare non ha senso parlare di sviluppo turistico”. Dunque turismo; valorizzazione del territorio. Ruolo e responsabilità per le giovani menti. Ma come nel concreto? “Se noi lasciamo partire le migliori energie del territorio, come possiamo pensare di fare turismo e di fare qualsiasi altra attività economica in un’epoca in cui la tecnologia è lo strumento fondamentale che proprio  i giovani sanno usare meglio di chiunque? Anch’io ho studiato fuori ma poi ho scelto di tornare perchè stare lontano era troppo doloroso; immagino il senso di disorientamento di tutte le famiglie che fanno studiare i propri figli con grande sacrificio e che ora non hanno neanche la speranza ed il conforto di sapere che un giorno i loro figli potranno tornare a lavorare nei propri paesi. Certe volte immagino cosa sarebbe Sanza se tutte le famiglie partite in cerca di lavoro potessero tornare. Questo è un pensiero ricorrente e quando me ne vado in giro per le vie del paese,  immagino che quelle case vuote possano tornare ad essere aperte e vissute, che le “strettule” ora silenziose, possano tornare ad essere piene di voci e dei rumori della vita. Troppo silenzio ormai nei laboratori artigianali, nelle fabbriche,  che pur avevamo, troppo silenzio nelle nostre campagne”.  Parla, continua a parlare. Non si ferma Assunta. nei suo occhi sembra quasi che già intravede la possibile realizzazione di questa sua visione. Le brillano le pupille. Intanto, i due bambini continuano a scorazzare per il salotto. Si rincorrono. “La rassegnazione non mi appartiene, non fa parte del mio carattere. Io chiedo solo ai miei concittadini di impegnarsi, in prima persona. Il mio paese, il nostro paese non deve morire”. Mi alzo dal comodo divano. Le stringo la mano e la saluto. I bambini mi accompagnano alla porta. lei, sull’uscio mi stringe ancora la mano. “Grazie, per avermi ascoltato. Ho solo voglia che la gente capisca davvero quali sono  le ragioni di un nuovo e rinnovato impegno. Null’altro. Chiedo ai miei concittadini di decidere su questo. Di scegliere per questo. Di darci, tutti insieme, una nuova occasione per credere al futuro”.