Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il nostro oro. 95.000 lingotti e circa 870.000 pezzi di monete d’oro

redazione

La Banca d’Italia è il quarto detentore mondiale di oro al mondo, dietro la Fed, la Bundesbank e il Fondo monetario internazionale. Le sue riserve auree, dopo il conferimento di 141 tonnellate alla Bce, è di 2.452 tonnellate metriche, costituite di oltre 95.000 lingotti e circa 870.000 pezzi di monete d’oro, un tesoro che, sulla base dell’ultimo bilancio della Banca d’Italia, ha valore pari a circa 85 miliardi di euro. Meno della metà, il 44%, è conservato a Palazzo Koch a Roma, mentre il resto è suddiviso nei caveau di altre banche centrali per ragioni storiche, legate ai luoghi in cui l’oro è stato acquistato e per ragioni di sicurezza. Più nel dettaglio il 43,3% è negli Stati Uniti, il 5,7% a Londra, presso la Banca d’Inghilterra, e il 6% a Basilea, presso la Banca dei Regolamenti Internazionali. La loro gestione è vincolata all’Eurosistema ed esse rappresentano un baluardo a difesa del patrimonio dell’istituto e della stabilità dell’euro. L’oro della Banca d’Italia è degli italiani, voglio che il parlamento lo certifichi, ma per quanto mi riguarda rimane lì, afferma il vicepremier Salvini che punta a mettere la parola fine alla voglia di utilizzare le riserve di Via nazionale per finanziare provvedimenti urgenti e debito. “Non ho studiato” l’ipotesi di utilizzare l’oro della Banca d’Italia per sterilizzare l’aumento dell’Iva “è qualcosa che voglio approfondire. L’importante è che sia certificato e ratificato che quell’oro sia degli italiani, che non si sa mai nella vita”, ci tiene a sottolineare. Il vice presidente del Consiglio, Matteo Salvini, in una conferenza stampa a Montecitorio. “So che c’è una proposta di legge, chiedete a Borghi, vorrei ribadire quello che per me è scontato: per quanto mi riguarda rimane lì”. Il testo in questione è stato presentato dal presidente della commissione Bilancio di Montecitorio, Claudio Borghi (Lega) ed è all’esame della commissione Finanze della Camera. La proposta di legge depositata dal leghista Claudio Borghi mira a chiarire che la “proprietà” delle riserve auree, comprese quelle detenute all’estero, è “dello stato italiano” mentre il compito della Banca d’Italia è quello di “gestirle e detenerle a solo titolo di deposito”. La proposta di legge, di un solo articolo, è stata depositata ad agosto alla Camera e assegnata alla Commissione finanze che ha avviato l’iter lo scorso 13 dicembre. Il testo si propone di dare una “interpretazione autentica”, “in conformità con quella euro-unitaria”, delle norme sulle riserve auree dopo che, come si legge nella relazione, “l’avvento del sistema bancario europeo e lo stratificarsi della normativa” ha reso via nazionale “un ircocervo giuridico”. La normativa attuali, quindi, non sembra “sufficientemente esplicita nel sottolineare la permanenza della proprietà delle riserve auree allo stato e una specificazione su questo punto si rende necessaria, vista la natura ibrida assunta dalla Banca d’Italia nel corso degli anni, in conseguenza dei numerosi interventi legislativi stratificatisi”. “Non c’è alcuna intenzione di vendere un grammo d’oro. Semplicemente vorremmo che fosse chiaro, prima che quest’idea venisse ad altri, che l’oro è dello Stato italiano”. Così a Sky TG24 Economia il presidente della Commissione Bilancio della Camera Claudio Borghi. “Non c’è un articolo di legge – ha proseguito Borghi – dove si dica chiaramente che l’oro delle riserve italiane è dello Stato italiano. C’è scritto, anche nei trattati europei, che le banche centrali detengono e gestiscono le riserve auree. Detenzione è diverso da possesso. Qui interviene la proposta di legge che ho depositato, che è in discussione in questi giorni e che porteremo avanti”. “Se vogliamo fare una legge – ha spiegato poi – che accompagni quella sul chiarimento della proprietà dell’oro, dove si stabilisce l’inalienabilità dell’oro se non, per esempio, a maggioranza qualificate del Parlamento o qualcosa del genere, lo possiamo tranquillamente fare. Oppure – ha concluso – possiamo anche stabilire che non si vende niente, non c’è nessun interesse a vendere”.