Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il muro di silenzio sulla guerra civile in Yemen.

di Lorenzo Peluso.

Lo siamo davvero o fingiamo di esserlo? Insomma, cosa siamo realmente? Persone coscienziose, sensibili, “umane” o viceversa, recitiamo la parte di un copione ben scritto, che mette in scena una rappresentazione idilliaca del nostro vivere ma che nella realtà non è altro che una finzione? Domanda legittima, verrebbe da dire, in questi giorni di feste dove tutti, siamo propensi ad augurarci il meglio, il bene. Tuttavia, nonostante sia tutto sotto i nostri occhi, forse riteniamo ci possa interessare poco della reale condizione di vita di esseri “umani”, si, proprio come noi altri, che di certo di umanità ne conoscono ben poca. Un esempio? Semplice: gli oltre 14milioni le persone a rischio di morte per fame ed epidemie in Yemen. Un paese piccolo, nel cuore della penisola arabica, dove si stima che 16 milioni di yemeniti non abbiano acqua potabile da bere, il 25% dei bambini non frequenta la scuola e due milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case. Una terra martoriata, circondata da benessere e lussuria, quella dei paesi arabi, dove però sembra non interessare a nessuno quel che accade. Lo  Yemen stremato dalla guerra civile che da oltre tre anni e mezzo di conflitto ha reso alla fame un popolo intero. Nello Yemen si consuma ogni giorno una catastrofe umanitaria che non ha misura. Attacchi indiscriminati contro obiettivi civili o l’uso di armi illecite; l’impiego di bambini soldato e 14 milioni di persone che hanno urgente bisogno di cibo. Eppure nonostante i tiepidi tentativi della comunità internazionale di trovare una soluzione, tutto rimane costantemente relegato nell’oblio. Un continuo violare quei difficili accordi di cessate il fuoco che si ripetono costantemente. Nei giorni scorsi, dopo gli ultimi accordi siglati in Svezia, i ribelli Houthi hanno consegnato il porto di Hodeida, quello sul Mar Rosso, alla Marina e alla Guardia Costiera governativa, sotto la supervisione dell’Onu. Un primo passo verso la soluzione politica; ma davvero è solo illusione.  Ci sono infatti ancora troppe zone dove i ribelli stanno bloccando gli aiuti.

Le Nazioni Unite stanno cercando di reperire quattro miliardi di dollari, le ONG stanno inviando tonnellate di materiali, tra cibo e medicinali ma la situazione attuale rende difficile la distribuzione. Oltre il 70% della popolazione dipende ormai dagli aiuti umanitari. Inoltre, il paese vive una crisi economica senza precedenti. La moneta yemenita ha subito una svalutazione del 180% in tre anni. Per quei pochi che hanno ancora qualche possibilità di spesa, il costo dei prodotti alimentari è cresciuto del 35% nel solo 2018. Un prezzo troppo alto da pagare Secondo gli 85mila bambini morti di fame durante i tre anni di guerra, dal 2015. Sono cifre ufficiali del rapporto Save the Children. Per non parlare della diffusione di malattie che senza farmaci continuano a mietere vittime. Infezioni come colera, morbillo, malaria, polmonite. Nel silenzio del mondo occidentale che in questi giorni si scambia gli auguri di prosperità per il nuovo anno, in Yemen intanto si combatte una guerra per procura con i ribelli sciiti sostenuti dall’Iran che controllano Sanaa e il Nord e il governo appoggiato dalla coalizione a guida saudita che domina il Sud del Paese. In mezzo un popolo ormai allo stremo.