Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il monito di Confindustria: per una svolta agire su fiducia e investimenti

redazione

L’economia italiana è in “sostanziale stagnazione”, come “già delineato dalle previsioni di primavera. Più che in passato, molto dipenderà dalle scelte di politica economica e in particolare da come il Parlamento italiano modificherà l’attuale legislazione”. Il rapporto “Dove va l’economia italiana e gli scenari di politica economica” realizzato dal Centro Studi Confindustria e presentato il 7 ottobre a Roma parla dell’Italia come di un paese in bilico tra ripresa e recessione: di fronte ad uno scenario “a politiche invariate” – compreso l’aumento dell’Iva e delle accise per 23,1 miliardi di euro a partire dal 1° gennaio 2020 – Confindustria stima un Pil fermo non solo nel 2019 ma anche nel 2020. Attesa invece una crescita dello 0,4 per cento del Pil nel 2020 grazie all’annullamento dell’aumento delle imposte indirette, “finanziandolo interamente a deficit” con ricadute indirette sulla crescita e sul rapporto deficit/Pil che potrebbe “pericolosamente” arrivare vicino al 3 per cento. Nel corso della presentazione, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha però assicurato di aver disattivato completamente le clausole sull’Iva “non integralmente in deficit, mettendo così il debito su una traiettoria discendente”. Tra i fattori individuati dal Centro Studi come principali responsabili della “crescita zero” dell’economia italiana in primo luogo uno scarso “apporto ai consumi delle famiglie da parte del Reddito di cittadinanza”: le domande sono infatti inferiori alle aspettative e secondo le stime illustrate “potrebbero esserci alla fine di quest’anno 200 mila nuclei beneficiari in meno”. E ancora, Confindustria rileva che il rallentamento dell’economia di Berlino è “più profondo e duraturo di quanto atteso” con profonde e inevitabili ricadute sulla produzione dell’industria italiana. Inoltre, si osservano livelli di fiducia in Italia molto bassi per cui le imprese e le famiglie sono spinte a “una gestione più parsimoniosa dei propri bilanci”. Per questo, si osserva, in Italia “l’anello debole” dell’economia è la domanda interna: i consumi privati delle famiglie sono ridotti e anche gli investimenti privati delle imprese risultano in “rallentamento progressivo nel 2019 e nel 2020”. Sintetizzando le conclusioni del Rapporto, Confindustria  sottolinea la necessità di un piano triennale per sostenere la crescita e garantire la sostenibilità del debito: “Il 2020 potrebbe rappresentare un anno di svolta per l’economia italiana a patto che il dividendo dei tassi di interesse ai minimi storici venga utilizzato per ricreare il clima di fiducia, rilanciare gli investimenti privati, avviare la riduzione del peso fiscale sui lavoratori e porre il debito pubblico su un sentiero decrescente”. Iniziative da avviare “in attesa di un rasserenamento dello scenario geoeconomico internazionale”. E proprio dal fronte internazionale arrivano anche buone notizie per l’export italiano che registra una performance positiva nonostante si parli di un’espansione decisamente bassa per quanto riguarda il commercio mondiale “a causa delle accresciute tensioni protezionistiche e dell’incertezza geoeconomica”.