Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il mondo islamico tra corruzione, adulterio, omosessualità e pena di morte.

di Lorenzo Peluso.

L’ultima esecuzione, a novembre. In Afghanistan le condanne a morte si eseguono per impiccagione. Lo scorso novembre a Kabul sono stati giustiziati cinque membri di un gruppo criminale accusati di numerosi rapimenti e omicidi commessi nella provincia occidentale di Herat. L’esecuzione è stata eseguita nella prigione Pul-e-Charkhi nella capitale, Kabul. Tra i condannati anche Askar Anwari, ex membro del consiglio provinciale di Herat. I cinque criminali sono stati ritenuti responsabili del rapimento e nell’assassinio di un manager di una società di costruzioni, oltre che di altre attività illegali. In realtà, il sistema giudiziario afghano, prevede tre gradi di giudizio. In questo caso, per i tre tribunali, il giudizio è stato sempre unanime: colpevoli. Già nel maggio dello scorso anno, al termine dei processi, altre sei persone erano state impiccate ed in questo caso a pronunciarsi per la pena capitale su anche il presidente Ghani che approvò le esecuzioni di sei sospetti condannati per accuse di terrorismo. La pena di morte quindi, uno strumento per la giustizia in Afghanistan. In realtà di passi in avanti il sistema giudiziario afghano ne ha compiuti molti in questi anni. Durante l’oppressione talebana infatti, la situazione era di tutt’altro tenore. Negli anni bui dell’applicazione integralista della legge coranica i talebani hanno eseguito migliaia di condanne a morte, per reati, se così li vogliamo definire, che nel mondo occidentale sono a dir poco ridicoli. L’adulterio, innanzitutto. La società afghana, su base tribale, purtroppo è molto frammentata sul piano dell’applicazione della giustizia. In realtà, a tutto questo contribuisce anche il fatto, non secondario, che la giustizia del governo centrale, non trova applicazione in tutte le aree del paese. Vi sono villaggi dove ancora, il controllo del potere, economico, politico ed anche giudiziario, è nelle sole mani di capi talebani. Uno dei casi più sconvolgenti, agli inizi del 2017, è stata la lapidazione a morte di una donna sospettata di adulterio nella provincia di Badakhshan, nel nordest dell’Afghanistan. La donna è stata lapidata mentre l’uomo accusato della relazione “clandestina” è stato punito con la fustigazione. Tutto questo nel distretto di Wardooj che è sotto il controllo dei talebani. Nel mese di aprile di quest’anno l’indignazione dei pochi occidentali che vivono ancora in Afghanistan per la notizia che, ancora nella provincia di Badakhshan, i talebani hanno ucciso a sangue freddo due donne accusate di adulterio. Qualche mese prima, a gennaio per la precisione, nella zona centrale dell’Afghanistan, in un villaggio non ben identificato, altre sei persone sono state condannate dai talebani alla fustigazione in pubblico con l’accusa di furto e adulterio. I dati ufficiali, di certo poco attendibili, parlano di almeno otto casi di donne uccise dai talebani negli ultimi 12 mesi con l’accusa di “crimini contro la morale”. E’ questa la parola chiave per comprendere, se mai possibile, l’applicazione della pena capitale: “i crimini contro la morale”. In tal senso, non possiamo dimenticare che vi è una condizione che, culturalmente, in molti paesi islamici, è considerata un reato e dunque è punita, anche con la pena di morte: l’omosessualità. In Afghanistan è prevista la morte per lapidazione. La morale ha un ruolo di primo piano nella cultura islamica, infatti ad esempio, l’omosessualità è punibile con la morte anche in Iran. Vi sono realtà come il Qatar dove gli atti omosessuali vengono puniti con sette anni di prigione, e se per caso una delle parti ha meno di 16 anni di età, con l’ergastolo. Il Qatar ha poi, diciamo così, un’attenzione particolare al tema dell’omosessualità, se ad essere interessato è una persona sposata. Infatti, applicando la Sharia (la legge islamica), se ad essere accusato di atti omosessuali è una persona sposata, si può applicare anche la pena di morte. Per questa stessa accusa la pena di morte è prevista anche in Mauritania, Pakistan e Yemen. Prigione a vita in Bangladesh; lapidazione per gli omosessuali nel Brunei. Insomma essere omosessuali è un reato gravissimo “contro la morale” al punto che in Arabia Saudita non solo si rischia il carcere, ma anche frustate, l’internamento in cliniche psichiatriche, amputazioni ed anche la morte.