Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il mondo cambia, anche in Afghanistan

di Lorenzo Peluso

E’ freddo ad Herat, un freddo insolito per questo periodo. E’ il vento, come sempre a farsi sentire. E’ cambiata molto la base Camp Arena, la missione della Coalizione internazionale in Afghanistan: non ci sono più gli spagnoli che dividevano la base con gli italiani. Al loro posto i marines americani. La prima vera sorpresa è il complesso dove alloggiava Radio Bayan west, che ora ha un’altra funzione. Sì perchè quella radio che raccontava agli afghani il loro paese, il senso e la missione della coalizione internazionale in Afghanistan, è stata chiusa. Rimane il grande contributo che la radio ha fornito nei primi dieci anni di missione, come non ricordare la distribuzione con paracadute delle radioline a carica solare o con la dinamo, nei villaggi più remoti del paese? Hanno fatto un grande lavoro di comunicazione ed informazione. Tutto cambia ed è cambiato il senso anche di Radio bayan. Smantellata circa tre anni fa, le attrezzature furono donate all’Esercito Afghano, altri strumenti anche alla Polizia. In realtà quello che si è conclusa,è stata l’esperienza degli studenti dell’università di Herat, che frequentavano la Radio, che lavoravano ed avevano formato una vera e propria redazione giornalistica. Non lo nascondo: mi spiace molto non aver trovato Radio Bayan west. Sono consapevole però di essere stato tra quei fortunati ad aver conosciuto e raccontato la sua straordinaria avventura. Educare, informare, sensibilizzare la popolazione locale, soprattutto i più piccoli a non toccare quei stramaledetti oggetti sconosciuti e così invitanti, che in un attimo trasformano per sempre la realtà in dolore perenne: gli IED. Ordigni improvvisati, realizzati con i più improbabili strumenti, che si trasformano in morte e sangue. Le gambe, spesso anche le braccia, rimangono disseminate sul campo. Straordinario il lavoro che qui svolgono gli specialisti del Genio. In questi tre anni,  tante cose sono cambiate. Quello che non è cambiato in alcun modo è l’impegno dei militari italiani in teatro. L’Italia infatti, dopo la chiusura della Missione ISAF, ha assunto un ruolo ancor più delicato e complesso in Afghanistan: 900 i militari impegnati nella missione Resolut Support in attività di addestramento, assistenza e consulenza. Impegnati ad Herat e Kabul, i militari italiani stanno fornendo un contributo prezioso alla missione. La componente principale, schierata ad Herat da giugno di quest’anno, è costituita da uomini della Brigata “Pinerolo” dell’Esercito, oltre ad una componente significativa dell’Aviazione dell’esercito, dell’Aeronautica Militare e dell’Arma dei Carabinieri.