Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il Medioriente e gli interessi americani nel conflitto israelo-palestinese.

di Lorenzo Peluso

Diciamolo pure, Donald Trump è l’artefice di una nuova rivoluzione. Il protagonista del “caos” totale che presto interesserà molte aree del pianeta. Sia chiaro, lo è in modo consapevole. Probabilmente dal caos, è stato sempre così nei secoli, c’è chi ne trae vantaggi. Lui, abituato a fare dollari, dove sembra esserci solo un arido deserto economico, conosce bene i meccanismi dell’induzione. Provo ad essere più chiaro partendo da ciò che accade nelle ultime ore in Medio Oriente. Dopo l’incontro fra Trump e Netanyahu e le dichiarazioni secondo cui un solo stato israelo-palestinese è meglio di due, come prevedibile, la reazione è stata a dir poco scontata da parte di Hezbollah che attraverso le parole del segretario generale dell’organizzazione integralista libanese, Hassan Nasrallah, ha sancito la definitiva, o quasi, rottura del processo di pace, lungo e martoriato, che in questi anni era stato messo in piedi tra israeliani e palestinesi. E’ bastata dunque una dichiarazione, esternata con molta leggerezza, ma furbamente al momento giusto, per demolire il processo diplomatico imposto agli Usa da Obama. Le tensioni degli ultimi due anni tra Usa ed Israele infatti, proprio sull’atteggiamento di Benyamin Netanyahu sulla questione nuovi insediamenti in Palestina, aveva prodotto si un disallineamento diplomatico tra i due paesi, storicamente alleati, ma nel contempo anche un rallentamento della pressione israeliana sui territori occupati. Insomma Washington, per la prima volta nella storia, aveva messo uno stop alle politiche di espansione di Israele. Ora tutto cambia ed in modo radicale. Il nuovo inquilino della Casa Bianca pensa ed agisce diversamente. E’ pur vero che la nutrita comunità israelitica americana lo ha supportato in campagna elettorale, tuttavia quello che sfugge ai più è che per Trump, prima di tutto vengono i dollari, il business, dunque i grandi affari che una cerchia ristretta di americani, a lui molto vicina, potranno fare con il riaccendersi del focolaio palestinese. Diciamolo pure, se è vero che per Trump è ora che gli stranieri in America lascino spazio agli americani, sarà pur verosimile immaginare che anche gli israeliani d’America, nel omento in cui troveranno nuove condizioni di crescita economica in medio Oriente, magari lasceranno gli States. Due piccioni con una fava, verrebbe da dire. Dunque, se la fine del processo di pace israelo-palestinese scatenerà una nuova ondata di violenza in Medio Oriente poco importa. Hassan Nasrallah ha già preannunciato cosa accadrà nelle prossime settimane ricordando al mondo che  la forza del gruppo militante libanese è stata il principale deterrente contro l’aggressione di Israele a Beirut e minacciando esplicitamente, per la prima volta, di colpire gli impianti nucleari di Dimona in caso di guerra. Dichiarazioni forti che sono arrivate anche in un momento particolare, in modo che chi deve capire capisca. Nasrallah infatti ha colto l’occasione della cerimonia per i 38 anni della rivoluzione iraniana per far capire a tutti che nell’Iran Hezbollah ha un alleato assoluto. Un ulteriore elemento di riflessione nasce dalla pericolosità del sito di Dimona, una centrale nucleare che Israele avrebbe aver già dovuto smantellare da tempo. Hezbollah infatti per molto tempo ha sostenuto che in quel luogo vengano effettuate produzioni nucleari militari di Israele. Sospetti alimentati anche dalla circostanza che Israele, non avendo mai ratificato il Trattato di non proliferazione nucleare, ha di fatto impedito qualsivoglia controllo del sito da parte dell’Aiea. Dunque cosa dobbiamo aspettarci nelle prossime settimane se non quello che tutti desiderano con forza. Il riesplodere del conflitto in Medio Oriente  che porterà gradi guadagni per molti, non per tutti certo. Attentati, morte e violenza; odio ed ancora odio? Si, certo, ma questa è un’altra storia.