Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il male peggiore del sistema parlamentare del nostro Paese

di Lorenzo Peluso.

Per anni ho pensato, ne ero convinto, che il male peggiore del sistema parlamentare del nostro Paese, fosse stato la discesa in campo di Berlusconi. Insomma, dal ’94 il Paese ha subito un cambiamento radicale nell’approccio al concetto stesso di politica. Berlusconi ed il modello “Milano da bere” in breve tempo hanno trasformato il mondo della politica, spazzando via quel che rimaneva dei classici partiti post-tangendopoli. Non mi cospargo il capo di cenere, sia chiaro, semplicemente perché alla fine la mia visione non era del tutto errata. Io, radicato al modello democratico di confronto delle idee, se pur in un piccolo paesino del Sud, abituato alle lunghe discussioni di sezione, guardato con sospetto per essere il figlio di un democristiano dichiarato ed impegnato, che entravo e mi sedevo nella storica sezione del PCI del paese. man mano, rotto l’imbarazzo delle prime volte, poi iniziai a dire la mia su tutto e capii che quel che dicevo, i miei pensieri, tutto sommato erano apprezzati, se pur proferiti da un 16enne sbarbatello figlio di democristiano. altri tempi quelli senza dubbio, la metà degli anni ottanta. Ma eravamo alla fine di un’epoca che non sarebbe tornata mai più. Tuttavia posso affermare di averne vissuto un piccolo scorcio, ma l’ho fatto. Tangentopoli dunque fece il resto e poi, arrivò Berlusconi. Con il “Cavaliere” abbiamo visto anche il peggio, speravo fosse il peggio, che la politica dell’arrembaggio potesse offrire. Senza neppure dilungarmi, basti pensare alle “olgettine” che diventavano Consiglieri regionali. Ma quello era anche il termometro di cosa nel mentre erano diventati gli italiani: tutti aspiranti “benestanti” poco inclini al sacrificio per raggiungere gli obiettivi e tutti pronti alla scorciatoia per avere tutto o quasi tutto. In tutto questo il periodo peggiore per la sinistra italiana che nulla davvero aveva a che vedere con la sinistra belingueriana. La spocchia, il denaro, le false battaglie sociali. Tempi in cui alle tute dei lavoratori delle fabbriche del nord si preferiva il costoso pullover in cashmir di Bertinotti. Nel mentre la cosiddetta “fusione a freddo” tra i democratici di sinistra ed i popolari, insomma gli ex democristiani. Chiaro, che in questo contesto, un intelligente e spregiudicato imprenditore miliardario milanese, ha avuto gioco facile. Non sto qui a ricostruire questo ventennio, non sono uno storico, ma chi lo fa di mestiere di certo ne avrà da scrivere. Piuttosto mi soffermo a ciò che nel mentre, sulla falsa riga di Berlusconi, è venuto fuori proprio dagli ambienti del centrosinistra. Si, perché il primo cambiamento epocale è stato i superamento delle ideologie distanti, ossia alla sinistra ed alla destra, abbiamo per forza di cose dovuto anteporre il centro. Non dimentico neppure la trasformazione della destra, in tutto questo, che ha offerto il salto ideologico dal Movimento Sociale ad Alleanza Nazionale, insomma da Almirante a Fini &c.

Tornando però sul pianeta sinistra, o quasi, il figlio peggiore di tutto questo è stato un giovane eclettico fiorentino che si è trovato in pochissimo tempo, avendo capito tutto o quasi del modello berlusconiano, a governare la città di Firenze e poi la provincia fiorentina. In un momento di grande confusione ideologica, dove i dinosauri della politica erano divenuti insopportabili per il popolo italiano, stremato ed ignorante come non mai, addirittura quel giovane intraprendente fiorentino è sembrato fosse l’unica speranza. Insomma  arriva Matteo Renzi insieme al suo “giglio magico” che in breve riporta i consensi degli ex comunisti mischiati ai democristiani al 40%. A questo punto però occorre chiedersi abbiamo vissuto davvero l’inizio di un nuovo corso per la democrazia nel nostro paese? No, scusatemi, ma proprio no. Non un nuovo modello di democrazia partecipativa e di superamento ideologico, ma solo e soltanto un rinnovato modello berlusconiano di presa del potere. Il tentativo infatti è stato quelo di modellare e cambiare poi il partito democratico facendolo diventare il partito personale, con ottimi risultati anche, al punto che non solo con un “stai sereno” ha liquidato probabilmente l’espressione politica migliore che il Pd potesse offrire, Enrico Letta, ma poi in poco tempo in un delirio di onnipotenza ha occupato ogni spazio e posizionato ogni uomo al punto da controllare il partito e pure il Paese. L’onnipotenza però non è mai piaciuta agli italiani, per questo, neppure perché non condividessero del tutto la sfida referendaria imposta da Renzi, che lo hanno sfiduciato. vero è che nel mentre un altro fenomeno, che ha colto il mal di pancia degli italiani, ha saputo cogliere il momento; l’altro Matteo, quello di origine padana. Ma questa è altra storia. Tornando al “venditore di pentole”, così lo definì l’esperto Ciriaco De Mita quando ebbi il piacere di parlare con lui di Renzi, dopo aver meditato un anno e poco, ha compreso che quel modello di “governo ad personam” della politica lo poteva attuare solo togliendosi di torno tutti gli improbabili ostacoli e dunque siamo arrivati ad oggi, con la nascita di Italia Viva. Per essere più chiari. Chiediamoci se non fosse caduto il governo Letta come sarebbe cambiato il panorama politico in Italia? Cosa sarebbe accaduto del Movimento 5 Stelle e di Matteo Salvini, elettoralmente parlando, sia chiaro. Il salto di speranza che gli italiani concessero a suo tempo a Renzi non è stato null’altro che l’implosione di quel Pd già fragile di suo e contestualmente il consolidamento di un populismo e di un nazionalismo di cui, sinceramente l’Italia non aveva bisogno. Nel mentre infatti abbiamo dovuto fare i conti con gli estremismi salviniani e la confusione e l’inesperienza dei pentastellati. Ora, come se non bastasse, dopo quel maldestro tentativo di superamento del calvinismo con l’apertura ai cinque stelle, dello scorso agosto, l’arma di ricatto del neonato governo non poteva non trovarla, il Renzi, che con un soggetto politico suo, e solo suo. In questo modo può, oggettivamente fare ciò che vuole, ossia, in questo caso tenere al cappio il governo minacciando la sfiducia. Non in modo palese, sia chiaro, non è questo lo stile renziano, ma semplicemente quello dello “stai sereno”.  Insomma, ci piaccia o meno, il futuro dell’attuale governo è nelle mani di Renzi, non perché sia suo interesse il superamento di questa fase convulsa e problematica nei rapporti con l’Europa, con la crisi economica e quant’altro, ma semplicemente nel trovare il momento propizio per andare alle urne garantendo per se e per il suo “gigli magico” la possibilità di ritornare in parlamento. Tutto qui. In sintesi, se ho pensato per troppo tempo che Berlusconi fosse stato il male assoluto per l’Italia, devo ammettere che peggio di lui, ma molto di più, il male assoluto è Matteo Renzi.