Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il male oscuro di Vincenzo De Luca.

di Lorenzo Peluso.

Il potere evidentemente può dare alla testa. Il delirio di onnipotenza. L’arroganza di sentirsi il Dio incontrastato; l’unto dal Signore. E’ un male; un male destinato a far male. Diciamolo pure, Vincenzo De Luca, negli anni non ha mai smentito, in alcuna occasione, il suo essere arrogante, prepotente, insopportabile. Gli stessi salernitani, suoi concittadini acquisiti, lo hanno “amato” e sopportato solo per l’impegno dimostrato, anche oltre le regole del lecito, verso la città di Salerno. Non è secondario questo aspetto nel considerare il perché. Si; perché De Luca non ha trasformato Salerno per dare dignità ad una città del Sud ed ai suoi concittadini. Lo ha fatto, di questo si può essere certi, per la sua sproporzionata mania di grandezza. Per lasciare un segno, a modo suo, nella storia della città. Insomma, da povero e gretto contadinotto di Lucania, ha trovato a Salerno il terreno fertile per poter cambiare la sua storia personale. Una sorta di rivincita morale che gli ha consentito di scrollarsi di dosso l’odore aspro della terra e del letame; quel prezioso concime per quella stessa terra che gli ha dato i natali. Ha così dimenticato chi era e da dove veniva. E’ la rivincita sulla sua stessa storia e quella della sua famiglia. Ha saputo costruire un reticolo di interessi, manipolando abilmente la sua “corte” fatta di affaristi e leccapiedi che conoscono una sola parola d’ordine: si. Guai a chi lo ha contraddetto o ha provato a mostrargli una propria autonomia. Gli ha segato di netto le gambe. Risulta persino inutile che io qui citi alcuni uomini a lui molto vicini scaricati nel tempo appena hanno provato ad alzare la testa. Ma in realtà, se proprio vogliamo esser seri, De Luca è un guascone. Interpreta un ruolo. Per certi versi è vittima di se stesso. Chi sarebbe De Luca, altrimenti, se non facesse parlare di lui così come lui stesso oramai è abituato a fare? Lo immaginate De Luca solo, nel suo ufficio, che sfogliando i giornali, non trova nessun trafiletto che parli di lui? Nessuno che commenti ogni giorno le sue “crozzate” quotidiane? Un uomo solo. Triste. Un uomo che senza il suo smisurato ego rimane solo un uomo con tutte le sue debolezze. La paura di non esistere, il terrore di non essere. L’angoscia di ritornare ad essere quell’uomo di Lucania, figlio di contadini. Il dramma di riassaporare nella mente quel profumo di terra e di letame. Ecco, questo è il De Luca umano che per certi versi, se ci pensate bene, fa persino compassione. Chi sarebbe dunque De Luca senza il suo volgare linguaggio? Nessuno. Insomma dobbiamo aver compassione di un uomo solo. Ecco spiegato cosa è accaduto ieri quando, in una trasmissione radiofonica ha parlato di “camorrismo giornalistico”. De Luca è noto che non sopporta le critiche e di frequente neppure le domande.  De Luca è spesso arrogante nei confronti della stampa, quella che non è al suo servizio, quella libera che racconta i fatti. Condivisibile dunque la netta presa di posizione dell’Ordine dei giornalisti della Campania e Sindacato unitario dei giornalisti della Campania che hanno denunciato il volgare linguaggio utilizzato dal presidente della Regione, Vincenzo De Luca, che ha parlato di “camorrismo giornalistico”.  Ora ha superato ogni limite, sottolineano Ordine e Sindacato dei giornalisti della Campania.  In realtà non ha superato alcun limite, perché De Luca il limite non lo conosce.