Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il male assoluto è Matteo.

di Lorenzo Peluso

Il male peggiore che la “sinistra”, un parolone questo, potesse augurarsi, è certamente l’inafferrabile insistenza di un personaggio che davvero ora, più che mai, si mostra nelle sue spigolature più insopportabili. Quel che si è visto sul palco dell’Ergife, a Roma, in occasione dell’assemblea del Pd, ha dell’incomprensibile, almeno per coloro che ancora sperano che il Pd, possa emettere un sussulto d’orgoglio e rappresentare ancora, un punto di partenza nella sfida ideologica che un Paese come il nostro dovrebbe pretendere per arginare il populismo dilagante. Insomma, facciamola breve. L’ex segretario, il già Premier, il grande sconfitto, il rottamatore che non vuole rottamare se stesso, a Roma  si è ripreso la scena e “spavaldo”, arrogante, più di sempre, ha persino avuto l’ardire di attaccare a testa bassa Claudio Gentiloni. Si, proprio lui, quel signore della politica italiana, che si è caricato di tutti i danni messi in campo da Renzi, dalla Boschi, e da tutto il “cerchio magico fiorentino”. Insomma, Renzi, ha addirittura mirato al centro. La strategia è chiara, non sfugge. Se persino Gentiloni, è un male ed è responsabile dell’annientamento politico che sta subendo, giorno dopo giorno, il Pd, allora per lui c’è ancora speranza. Ebbene si, perché il dramma del Pd, ora, è la successione a Renzi. Non esiste, infatti, un personaggio che ha le caratteristiche per poter cambiare il corso di un Partito che non è mai nato. Questa la verità. Insomma, magari Gentiloni, può rappresentare nello stile e nei modi, proprio il contrario di Renzi, dunque tanto più è riconosciuto ed autorevole, tanto più emerge con forza l’arroganza di Renzi, dunque meglio provare a dargli colpe, meglio spalmare le responsabilità anche su altri. Che poi, per spostare il tiro, ed addossargli responsabilità, ha addirittura tirato in ballo scelte come ad esempio: la cancellazione dei voucher, la questione ius soli, il blocco al Senato la legge sui vitalizi presentata da Richetti. Per concludere, provando ad interpretare il ruolo dell’impavido, ha concluso con un colpo davvero basso:  «Non è l’algida sobrietà che fa sognare un popolo». Gentiloni, dal canto suo, signore più che mai, si tiene lontano dalle polemiche ed anzi afferma di non voler «entrare nelle beghe di partito». Lezione di stile, non vi è dubbio. Diamoci un taglio, quindi è chiariamo subito che Matteo Renzi è il male assoluto del “centrosinistra” in Italia. No, non sto qui a dire che lo avevo detto, scritto. Insomma, Matteo Renzi ed il renzismo, è il male assoluto per il centrosinistra in Italia. Un tentativo il suo di fare le cose in un modo diverso, di superare i confini dei partiti tradizionali, spingendo il Pd, che nel mentre era ancora una fase embrionale, oltre lo steccato dell’antiberlusconismo d’annata. Così facendo ha cancellato di colpo quelle che erano le ispirazioni di un popolo che già doveva superare ed accettare la fine del Comunismo, così come, in verità della DC, vecchia maniera. Troppo presto forse? Si, forse, una visione troppo precoce per un elettorato ancora adolescente. Ora però c’è la necessità che qualcuno faccia capire a Renzi, che è finita. In ballo c’è la sopravvivenza di quel 10% di zoccolo duro, che ancora resiste. Da dove ripartire però ? Non è semplice, ecco perché, davvero non si intravede altra strada se non quella di Gentiloni. Con tutto il rispetto, Zingaretti, è altro. Cuperlo è “la cosa vecchia”. Per iol resto della generazione “renziana”, davvero per la loro inconsistenze ed assoluta inadeguatezza, favorirebbero solo un’ulteriore scissione, partitica prima, elettorale dopo. Dunque tutto nelle mani di Gentiloni? Si, Renzi permettendo, prima che sia tardi.