Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il maldestro tentativo di Macron di accreditarsi alla corte di Donald Trump.

di Lorenzo Peluso.

Dobbiamo interpretare l’atteggiamento di Macron verso l’Iran come un tentativo maldestro di accreditarsi alla corte di Donald Trump? Probabilmente si. Non potrebbe trovare altra spiegazione il comportamento della cancelleria di Parigi nei confronti di Teheran accusata di essere la mente dietro il tentato attacco terroristico che avrebbe dovuto colpire un evento organizzato lo scorso 30 giugno da un gruppo di opposizione iraniano in esilio a Parigi. Un scelta di campo quella di Macron, è chiaro che contribuisce a destabilizzare i rapporti già tesi tra lì’Iran ed il blocco occidentale. In sostanza il governo francese ha formalmente indicato in Saeid Hashemi Moghadam, ministro dell’intelligence iraniana, il responsabile di questo fallito attentato. Chi doveva realizzarlo, secondo Macron, è il cosiddetto Mek,  i Mojahedin del Popolo Iraniano che per lungo tempo è stato inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche dagli Stati Uniti e in Europa. Va ricordato che il Mek è un’organizzazione politica tra le più attive nell’opposizione al regime che ha preso il potere in Iran dopo la rivoluzione del 1979. Da qui chiaramente anche la netta contrarietà di Teheran che ha negato ogni coinvolgimento. Non deve però sfuggire che questo attacco all’Iran arriva proprio nel mentre da Teheran si è registrata una sorta di apertura verso l’Europa ritenuta capace di intercedere e quindi salvare l’accordo sul nucleare del 2015 dopo la retromarcia degli Stati Uniti. la situazione quindi è destinata ad avere risvolti pericolosi sul piano dei rapporti e di un nuovo eventuale scontro tra l’occidente e l’Iran.

Per provare a capirci di più, occorre ricordare che il 30 giugno scorso, giorno della manifestazione a Parigi, una coppia di coniugi belgo-iranianiana è stata arrestata in un sobborgo di Bruxelles con l’accusa di volere fare esplodere una bomba durante l’evento. Le autorità belghe hanno riferito che nella loro auto sono stati trovati esplosivi e un detonatore. Da qui è seguita un’azione di polizia con diversi arresti in alcuni paesi europei. Oltre che in Francia, anche in  Belgio, Austria, Germania e Lussemburgo. Un presunto complice della coppia di coniugi belgo-iranianiana è stato arrestato a Parigi. Assadolah Assadi, un diplomatico iraniano residente a Vienna, è stato fermato in Germania ed accusato di aver ordinato l’attacco. L’uomo attualmente è stato privato del suo status diplomatico e rischia l’estradizione in Belgio. Non finisce qui però perché martedì scorso Parigi ha deciso di congelare beni e denaro riconducibili ad alcune persone ritenute essere uomini dei servizi segreti di Teheran tra i quali Saeid Hashemi Moghadam, ritenuto una figura di spicco dell’intelligence iraniana e Assadollah Asadi, il diplomatico arrestato per il presunto complotto. L’ira di Teheran non si è fatta attendere negando ogni coinvolgimento. Il portavoce del ministero degli Esteri Bahram Qasemi ha condannato l’arresto del diplomatico e ha chiesto il suo rilascio. Contemporaneamente nel nord della Francia, a Dunkerque, la polizia francese faceva irruzione in un centro musulmano sciita effettuando diversi arresti in un’operazione antiterrorismo.

Chiaro quindi che la situazione presenta dei contorni preoccupanti dove l’intelligence sembra svolgere un ruolo di primissimo piano. Una sorta di guerra fredda dove tutto è il contrario di tutto. Insomma, non possiamo non considerare che attualmente lo scontro frontale tra Trump e Rouhani trova nel protagonismo europeo una chiave di lettura che potrebbe cambiare le sorti dell’accordo sul nucleare che di certo l’Iran e i paesi europei stanno cercando di salvare. Se in tutto questo Trump accusa l’Iran di essere un regime canaglia e se ora la Francia si scaglia contro l’Iran ne consegue un riposizionamento di Parigi verso le posizioni degli Stati Uniti che fino a qualche settimana fa rimaneva uno dei più forti sostenitori dell’accordo sul nucleare iraniano.