Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il Grande Gioco prosegue. Da Kabul con lo sguardo a Mosca

di Lorenzo Peluso

Kabul – Il viaggio è lungo, su un C130 Americano, da Herat a Kabul. Insomma occorre attraversare il paese, da ovest ad est, spingendosi fino alle grandi montagne. La capitale afghana è smisurata. Dai piccoli, ma preziosi oblò del velivolo americano, si scorge la sua maestosa ed immensa estensione. Appare come una distesa di edifici che si perdono all’orizzonte di un tramonto meraviglioso con il sole che sembra darci il benvenuto a Kabul, prima di lasciare posto ad un tappeto persiano di stelle meravigliose. La temperatura è più mite di quel che mi aspettavo, in realtà. Procedure di rito, poi in alloggio, qui la solita branda, sola compagna delle prossime notti. Per comprendere però l’entità della missione Resolut Support in Afghanistan, e per capire i numeri e l’imponenza della coalizione internazionale, a guida NATO, occorre andare in mensa. Si, perché è qui che si possono trovare concentrate le rappresentanze militari di una cinquantina di paesi al mondo. Spagnoli, americani, portoghesi, tedeschi, militari delle ex repubbliche caucasiche e di tante altre nazionalità.  Ma è proprio qui, a mensa, che si percepisce la contaminazione culturale che si ritrova a tavola, per consumare il necessario cibo, che qui diventa anche scoperta e conoscenza. L’angolo della cucina turca; poi quella indiana. Hamburger di dimensioni spaziali e manzo alla piastra, proveniente da ogni dove. Decine di colori si incontrano nelle variegate insalate che fanno il pari con le salse, già pronte per condire il tutto. Di tanto in tanto, mi confessa un maresciallo dell’esercito Italiano che è seduto accanto a me, provano a servire anche la cucina italiana. “In verità la mangiano tutti, tranne gli italiani”, così afferma. Insomma, provate ad immaginare questa straordinaria agorà, dove si incontrano su due turni, a partire dalle 17 del pomeriggio, migliaia di militari, da ogni dove del mondo, e  si possono assaggiare, gustare, conoscere ed imparare gli usi culinari del mondo. Anche questo è la missione Resolute Support a Kabul. Danesi, slovacchi, americani. Ragazzi e ragazze in mimetica, montagne di gioventù ed energia. Da ottobre 2015, con l’inizio della missione Resolute Support, sono circa 13.100 i militari della coalizione in Afghanistan. Gli Stati Uniti d’America hanno il maggior numero di militari schierati, poco meno di settemila, seguiti dal nostro Paese,  Italia con 900 rappresentanti, almeno fino alla fine di quest’anno, poi si vedrà. Seguono la Germania, poco meno di mille, la Georgia, meno di 900, la Turchia,  poco meno di 700. Il resto dei paesi impegnati nella missione ha un centinaio di militari. Uno spaccato del mondo, racchiuso in una mensa, così ho pensato entrando in questo luogo di profumi, ma anche la puzza di frittura, colori e sapori. Anche questo trasmette l’esperienza di vita che sto vivendo nel paese degli aquiloni. Mentre arrivo a Kabul, una delegazione afgana composta da quattro rappresentanti dell’Alto Consiglio per la Pace, un’agenzia governativa, è presente a Mosca per aprire un dialogo con i talebani. Il gruppo guidato dal suo vicepresidente Din Mohammad Azizullah può contare anche sull’ambasciatore afgano in Russia Qayum Kochai. Atta-ul-Rahman Salim, vice capo dell’Afghanistan’s High Peace Council, che ha detto di “fare affidamento su tutte le strade che ci avvicinano: non abbiamo messo nessuna condizione prima delle consultazioni. Noi siamo per la pace. Noi siamo pronti ad ascoltare e trovare la strada giusta per il processo di dialogo”. Il governo di Kabul aveva precisato che non sarebbe stato rappresentato e che avrebbe insistito con i negoziati diretti con i talebani. La delegazione afgana ha precisato che “oggi non c’è un ordine del giorno, ma non appena i talebani saranno pronti, possiamo aprire un dialogo”. A Mosca dunque ci sono anche i talebani, con una “delegazione di alto livello”: cinque rappresentanti del loro “ufficio politico”. Tra loro il capo dell’ufficio politico del movimento ribelle Sher Mohammad Abbas Stanakzai, Maulavi Salam Hanafi, Sheikh ul-Hadis Maulavi Shahabuddin Delawar, Maulavi Ziya-ur Rahman Madani e Haji Muhammad Soheil Shahin. In realtà le consultazioni si aprono con un primo grande intoppo diplomatico a causa dell’ennesimo scontro. Un attacco a tre posti di controllo nella città di Farah, al confine con l’Iran, da parte dei talebani, ha causato la morte di 8 militari afghani. E’ complessa la situazione qui in Afghanistan. Tuttavia da ciò che accadrà a Mosca ci si aspetta qualche apertura positiva. La Russia ha invitato a Mosca anche gli Stati Uniti, l’India, l’Iran, la Cina, il Pakistan e cinque ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale. Gli Stati Uniti hanno accettato e saranno presenti con un rappresentante dell’ambasciata americana a Mosca per “osservare le discussioni” così hanno fatto sapere dal Pentagono. “Tutti i Paesi devono sostenere un dialogo diretto tra il governo dell’Afghanistan e i talebani per porre fine alla guerra”, ha affermato il portavoce del Dipartimento di Stato americano Robert Palladino. “Ma nessun governo, compresa la Russia, può sostituire il governo afghano nei colloqui diretti con i talebani” ha aggiunto Palladino. L’iniziativa russa arriva in un momento chiaramente delicato. Insomma, il Grande Gioco, prosegue.