Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il giornalismo, la verità dei fatti. Le diffide e la solidarietà al collega Cioffi.

di Lorenzo Peluso.

Cosa deve fare un giornalista? Raccontare i fatti. Deve mediare l’informazione per i propri lettori, accertandosi prima della veridicità del fatto. Deve dunque raccontare, riportare, ciò che accade, così come accade. Lo deve fare nel rispetto delle persone, dei lettori, di coloro che eventualmente sono coinvolti nelle vicende che lo stesso giornalista racconta. Questo deve fare un giornalista. Raccontare la verità.
Spesso accade che la verità però è scomoda. Non piace. Accade che un giornalista, quindi, può diventare scomodo; antipatico. Un giornalista può diventare un ostacolo. La deontologia professionale comunque, aiuta tutti. Tanto coloro che si sentono danneggiati da una notizia tanto il giornalista che certo non ha nulla da temere quando racconta la verità sostanziale dei fatti. La Legge n. 69 del 1963, quella che regolamenta la professione giornalistica, recita all’art. 2 che: “è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà di informazione e di critica, limitata dall’osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede”. Lo stesso art. 2 poi aggiunge: “Devono essere rettificate le notizie che risultano inesatte, e riparati gli eventuali errori. Giornalisti e editori sono tenuti a rispettare il segreto professionale sulla fonte della notizia, quando ciò sia richiesto dal carattere fiduciario di esse, e a promuovere lo spirito di collaborazione tra colleghi, la cooperazione fra giornalisti e editori, e la fiducia tra la stampa e i lettori”. Ecco. Questo, a mio avviso , è il cardine della professione. In questo articolo si estrinseca nel pieno il diritto ed il dovere del giornalista. Bene. da questo presupposto, non posso non commentare con disappunto ciò che di recente è accaduto  al collega del quotidiano La Città e Ondanews, Erminio Cioffi. Una diffida, a firma di un legale di un istituto bancario, per aver raccontato i fatti. Un fatto. Un fatto documentato. Un fatto raccontato così come è accaduto. Insomma vien da chiedersi il perché di una diffida ad un giornalista che è bravo se tesse le lodi, è scomodo se racconta i fatti. Vien da chiedersi come mai lo stesso legale, se davvero ritiene inesatte le informazioni riportate nell’articolo a firma del collega, non si sia semplicemente limitato a chiedere una rettifica. Sono certo, non ho alcun dubbio, che la serietà del quotidiano La città ed ancor prima quella del collega Cioffi, senza dubbio avrebbero accolto con favore l’eventuale sottolineatura di un presunto, quanto mai inesistente errore di interpretazione di un fatto. Invece no. Arriva una diffida e l’avviso di adire alle vie legali. Per dimostrare cosa? Per intimorire chi? Per raccontare quale verità diversa dalla realtà?. Siamo seri, dunque. Ognuno faccia il mestiere che sa fare, come meglio lo sa fare. Che le banche ed i bancari facciano banca. Aiutino le persone e sostengano le imprese. Che i bancari che si inventano banchieri, diano sostegno alle imprese, a tutte, a quelle che ancora resistono ed insistono. Non solo agli amici degli amici. Che i giornalisti facciano e continuino a fare il loro mestiere, con serietà, autorevolezza ed abnegazione verso l’unica stella polare della professione: la verità sostanziale dei fatti nel rispetto dei lettori. Ecco, forse se tutti facessero il proprio lavoro, come si dovrebbe fare, allora ci si potrebbe anche rendere conto di quanto possa essere banale una diffida ad un giornalista ed un giornale che racconta i fatti. Dunque assoluta solidarietà e stima per un collega che fa il suo mestiere. Solidarietà piena ed incondizionata ad Erminio Cioffi.