Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il futuro prossimo dell’Afghanistan nelle mani di Trump.

di Lorenzo Peluso

Cosa potrà cambiare in Afghanistan nelle prossime settimane? Tutto. Il punto nodale che potrebbe rappresentare una svolta politica per il paese degli aquiloni è il riconoscimento politico del movimento talebano. Zalmay Khalilzad, l’inviato speciale USA per il processo di riconciliazione nazionale in Afghanistan, ha affermato in un incontro con la stampa a Kabul di auspicare il raggiungimento di un accordo di pace tra le autorità afghane ed i talebani prima delle elezioni presidenziali che si dovrebbero tenere nel Paese il 20 aprile del prossimo anno. Khalilzad ha sottolineato come i talebani stiano valutando la circostanza che le azioni militari non li aiuteranno a vincere pertanto, sebbene in questa fase non si possano fare dichiarazioni, rimane ottimista e fiducioso nei negoziati pacifici per risolvere il conflitto che tormenta il Paese. In realtà questa opzione, che è certamente valida, non sarà affatto semplice concretizzarla. Cancellare il male fatto dai talebani in questi anni non sarà certo semplice, per tutti, soprattutto per gli afghani. Il superamento dell’attuale situazione però è urgente. Dati recenti infatti mostrano come i talebani abbiano ripreso il controllo di circa il 50% del territorio nazionale. Come se non bastasse, in parallelo, il gruppo terroristico dello “Stato Islamico” (ISIS, Daesh) sta rafforzando la sua influenza in Afghanistan. Le forze di sicurezza afghane conducono quotidianamente operazioni militari su larga scala per combattere i fondamentalisti. I dati chiariscono che attualmente le forze governative di Kabul hanno il pieno controllo di almeno 146 distretti. Oltre 16 milioni di afghani però subiscono la pressione e le minacce dei talebani che hanno il controllo di almeno 52 distretti. L’apertura dei talebani ad una sorta di nuova ed inedita trattativa con il governo di Kabul però, passa dal ritiro degli americani dal paese. Qui si giocherà ora la partita più importante, insomma una decisione che dovrà passare dal palazzo del presidente afghano, Ashraf Ghani, che di certo si presenterà per il secondo mandato alle elezioni di aprile, ma che nelle aree più remote del paese è considerato poco popolare. Lo stesso Mullah Haibatullah Akhundzada, a capo dei talebani, lo ritiene «una marionetta» dell’Occidente.