Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il futuro di Amid. Storia di un bambino afghano.

di Lorenzo Peluso.

il piccolo Amid

Herat – Questa è la storia di Amid. Un bambino come migliaia in Afghanistan. Ha solo 4 anni Amid e gioca come i suoi coetanei. All’interno della sua abitazione, modesta, in un villaggio ad un centinaio di chilometri da Herat, nella regione occidentale dell’Afghanistan, Amid inciampa in un pentolone pieno di olio bollente e si ustiona gravemente. Più tardi i medici diranno ustioni di secondo e terzo grado su tutto il corpo, ma soprattutto in viso. Inizia così la storia di coraggio del papà di Amid. Il dramma, la preoccupazione per come e dove provare ad alleviare le sofferenze di quel piccolo. Un uomo disperato che ricorda però come, qualche anno fa, da Herat arrivarono nel suo villaggio alcuni medici insieme a dei militari, italiani, che visitarono e curaro anche il figlio maggiore. Dunque, senza perdere altro tempo, in sella alla sua sgangherata moto, tra le colline desertiche dell’Afghanistan, inizia il viaggio della speranza verso Herat. Un viaggio lungo ed insidioso in sella alla sua moto con Amid stretto al suo petto, seduto tra la sella ed il serbatoio, abbracciato al padre. Dopo un giorno di viaggio arriva alla porta carraia della base di Herat sede del Comando del Train Advise Assist Command West della Brigata alpina “Taurinense”. Immediatamente accolto dal personale sanitario italiano e allertata l’equipe chirurgica del Role 2 dell’Ospedale Militare, il piccolo Amid viene sottoposto ad un primo intervento chirurgico per  limitare i danni, fermare l’infezione e rimuovere chirurgicamente i tessuti necrotici dalle profonde ustioni del bimbo. Scongiurato il pericolo di peggioramento delle condizioni, il piccolo Amid viene dopo un paio di giorni sottoposto ad una seconda e delicata operazione chirurgica di pulizia e di ripristino della funzionalità degli arti coinvolti. Ad operare, presso l’ospedale pediatrico civile di Herat, il Colonnello Emanuele Cotugno, direttore sanitario dell’Ospedale, con il suo staff , in costante collegamento  in telemedicina con i colleghi medici del Policlinico Militare CELIO dell’Esercito a Roma. Alcune ore di intervento. Poi il silenzio. Infine Amid si risveglia, sorride. Le lacrime di commozione del papà. “Non ho parole per dire grazie. Con tutto il mio cuore, grazie ai soldati e i medici italiani che hanno curato mio figlio, alleviando le sue sofferenze e restituendogli, anche una speranza per il futuro. Grazie. Che Allah vi protegga, sempre” ha detto tra le lacrime il padre di Amid. Lui intanto, il piccolo Amid, fasciato ed intubato, accenna ad un sorriso. Ecco, questa è la storia di Amid, ma è anche la storia degli italiani ad Herat. Tanto il lavoro da fare per l’Afghanistan, un Paese sulla via della pacificazione, ma dove tutto precipita in un istante. Negli ultimi mesi all’attività terroristica dei talebani si è sommata quella della rete Haqqani e di altri gruppi locali affiliati all’Isis. E’ tornato il terrore, gli attentati commessi ogni giorno da criminali senza scrupoli e il bilancio dei civili uccisi aumenta. Intanto, nella capitale afghana Kabul, la clamorosa decisione di far lasciare il paese al personale della Cooperazione internazionale. Seguendo l’esempio delle altre rappresentanze occidentali, anche gli italiani, nelle prossime ore verranno evacuati. La decisione, frutto delle segnalazioni dei Servizi, per nuovi imminenti possibili attentati contro le rappresentanze europee.