Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il futuro dell’Afghanistan nel lavoro di Radio Bayan West

di Lorenzo Peluso

Herat – La radio, la comunicazione che arriva ovunque, anche e soprattutto in quei territori impervi, lontani, remoti. Poi, in un paese dove la copertura dei segnali televisivi è scarsa, come in Afghanistan, allora la radio fa certo la differenza. Il ruolo del nostro Paese in Afghanistan, in tema di comunicazione, è assolutamente essenziale. Grazie al lavoro degli uomini del 28° Reggimento “Pavia”, negli ultimi anni ad Herat la grande novità di Radio Bayan West. Strumento fondamentale per comunicare agli afghani il grande lavoro di stabilizzazione fatto dalle forze della coalizione internazionale a guida NATO. La responsabilità di Radio Bayan dallo scorso marzo però è stata trasferita ai locali, al gruppo di giovani giornalisti e non solo che negli anni si sono formai presso l’emittente radiofonica nella base NATO di Herat. Un minuzioso lavoro di comunicazione costante, quotidiano, creando quel contatto con la popolazione locale, raccontando ogni giorno l’altro Afghanistan, quello possibile, in lingua locale. Il processo di stabilizzazione del paese, se pur ha subito negli ultimi mesi un forte rigurgito di integralismo talebano, rimane pur sempre un obiettivo quasi raggiunto. In sostanza, è ora che le autorità locali guardino con maggiore attenzione alla gestione del loro paese. Anche in questo senso, la scelta di lasciare nelle mani delle autorità locali Radio Bayan, rappresenta un ulteriore tassello in quel lungo ed articolato percorso di democratizzazione del Paese.  Tuttavia riamane la preoccupazione per il futuro prossimo. E’ noto infatti che i talebani temono la comunicazione quale strumento, non solo di informazione e conoscenza, ma soprattutto di crescita del popolo afghano. Dunque si può ipotizzare che nelle mire degli stessi talebani che stanno tentando la ripresa del controllo del Paese vi possa essere la conquista della radio. A Radio Bayan lavorano giovani che si sono formati nell’università di Herat ma non solo. Nel tempo hanno dimostrato grande professionalità ma soprattutto la voglia di voler cambiare realmente il loro paese. Di certo vi è, ad oggi, che fino a quando la radio rimarrà nella base di Herat la protezione è garantita. Intanto la speranza è che quei giovani talentuosi possano continuare a diffondere il verbo della libertà, della crescita e della democrazia, nel rispetto di quelle differenze che in Afghanistan sono marcate ed evidenti. Le divisioni tribali rimangono infatti un punto fermo da superare prima che il popolo afghano capisca il senso stesso dell’appartenenza ad una nazione libera e civile. In tale contesto, lasciare la guida dell’emittente radiofonica alle autorità afghane è certo un segnale inequivocabile di fiducia verso quel popolo che forse ha compreso quanto sia stato importante il sacrificio di quei 53 militari italiani che in 14 anni di missione hanno versato il loro sangue li, tra la polvere e la steppa dell’Afghanistan.