Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il futuro del Mezzogiorno sempre a metà strada tra il Sud ed il Nord.

di Lorenzo Peluso

Cos’è oggi il Mezzogiorno? Un’area del paese inconsapevole del mondo che sta cambiando velocemente. Si, credo che questa possa essere una risposata plausibile all’assenza di autorevolezza che il Sud mostra ogni giorno. Un sud che non ha saputo capire in tempo quanto e come il baricentro dell’Europa si sia spostato a metà strada tra le coste della penisola e la sponda a sud del Mediterraneo. Un Mezzogiorno che non ha saputo alzare la voce proprio verso quell’Europa teutonica che non ha mai conosciuto il contatto costante con la cultura del continente africano. Mentre le regioni del sud, nei secoli, hanno avuto un confronto costante con culture arabe, subendo anche quella inevitabile e promiscua fusione di usi e costumi, il nord celtico, meno sollecitato al cambiamento radicale, si è chiuso nel tipico atteggiamento anglosassone basando l’evoluzione della società sul concetto di precisione ed individualismo. Insomma, come dire, anche parlare a voce bassa e senza gesticolare, rende tutti più soli. Nel mentre, parlare a voce alta e muovere frettolosamente le mani aiuta a creare empatia, dunque senso di condivisione. Emerge quindi chiaramente una fotografia di un popolo, quello europeo, che in realtà non esiste. Esiste invece un popolo mediterraneo che ha in comune tutto, praticamente. Questo, che dovrebbe essere un punto di forza per il Mezzogiorno d’Italia è però sottovalutato e per certi versi non considerato. I recenti dati sull’emigrazione di studenti verso atenei del nord del paese dimostra inevitabilmente come il futuro delle generazioni del sud sia proiettato ad uniformarsi a quel modo di essere “settentrionale” con la preoccupante concomitanza che si continua a perdere, fino all’inconsistenza, quel senso di Sud culturale che invece potrebbe e dovrebbe essere la chiave di volta per cambiare finalmente il Mezzogiorno. Paradossalmente la stessa Europa, se solo puntasse seriamente sul Mezzogiorno, come enclave di quel continente africano sempre più vicino, potrebbe trovare una sua nuova dimensione economica e commerciale. Insomma, la costa africana, ben visibile da Lampedusa, potrebbe rappresentare quel futuro possibile anche per l’Europa che abbandonando quel senso coloniale, proprio dei cugini francesi, dovrebbe considerare le popolazioni che si affacciano al Mediterraneo come un nuovo grande giacimento di saperi, di culture ma anche di interessi economici da condividere. Condividere, non sfruttare, sia chiaro. In questa scacchiera il Mezzogiorno dunque, riconosciuto realmente come porta non d’ingresso, ma d’uscita dell’Europa a sud troverebbe quella sua dimensione di crescita e prosperità. Il rischio ora per il Mezzogiorno qual è dunque? Semplicemente che, una volta stabilizzata la Libia, così come si vuole fare, controllando il futuro politico del paese con governanti “amici” vi è il rischio che la stessa Libia divenga la piattaforma dell’Europa in terra africana. Ecco perché è oltremodo importante che in questo momento così delicato per i destini del Mediterraneo l’Italia punti sul Sud imponendo all’Europa quella necessaria attenzione per il Mezzogiorno. Il tempo però è limitato. Dunque occorre agire in fretta. E’ questa la sfida che devono accettare e provare a vincere i rappresentanti in Europa di questo Paese, il nostro, sempre a metà strada tra il Sud ed il Nord.