Giornale di approfondimento economico della BCC di Buonabitacolo

Il dramma di Mosul. 600mila persone intrappolate nella città vecchia.

di Lorenzo Peluso.

donne curde

Tra qualche giorno è un mese esatto dall’inizio della battaglia finale per la riconquista di Mosul in Iraq, nella guerra al Califfato intrapresa dalle truppe irachene supportate da una coalizione internazionale. L’obiettivo strategico ora è la conquista della parte ovest di Mosul dove però la resistenza dei jihadisti del sedicente Stato Islamico sta rallentando le operazioni militari. In realtà, da quello che appare sul campo di battaglia, i miliziani Isis sono ormai circondati ed il loro destino è segnato. Brett McGurk, inviato della Casa Bianca in Iraq per la lotta all’Isil, senza mezze misure ha detto che i militanti del Califfato sono “destinati a morire tutti”. Sul piano strategico l’esercito iracheno con un’operazione di accerchiamento della città ha ora definitivamente chiuso l’ultima via d’accesso, intrappolando letteralmente i miliziani nella parte ovest di Mosul. La coalizione internazionale però è impegnata anche su un altro fronte, quello della gestione degli sfollati. la situazione è drammatica per almeno 200mila cittadini di Mosul che dallo scorso ottobre, con l’inizio delle operazioni militari, hanno abbandonato l’importante città a nord di Baghdad. I campi allestiti per ospitarli scoppiano dopo l’arrivo massiccio delle ultime due settimane. Almeno 65mila i civili, soprattutto donne, anziani e bambini che sono riusciti a mettersi in salvo. Destino ben diverso per almeno altre 600mila persone che ancora resistono all’interno della parte vecchia di Mosul, intrappolati e senza via di fuga. Intanto, dopo l’annuncio di Trump dell’invio dei marines sul campo in Iraq, la base militare di Hamam al Alil si sta popolando di truppe americane. Drammatica la situazione anche a Badoush dove le milizie sciite non riescono a sfondare la prima linea degli jihadisti. E’ questa l’area dove il Califfato sferra i peggiori attacchi, anche suicidi, facendo centinaia di vittime. L’attenzione e lo scontro dunque si sta consumando tutto tra le mura della città vecchia di Mosul. Al momento infatti, nessun segnale preciso di pericolo arriva dall’altro luogo strategico preso di mira nei mesi scorsi da Isis: l’area della diga di Mosul dove sono dispiegati circa 470 militari italiani a protezione della diga e del personale della ditta italiana Trevi che lavora al consolidamento dell’invaso. La presenza italiana in Iraq da circa un anno, era l’aprile del 2016 quando i primi uomini della task force “Praesidium” arrivarono a protezione dell’importante invaso, oggi conta su un contingente di 1.500 uomini dislocati tra Bagdad, Erbil e Mosul.